“Sull’immigrazione
sentiamo affermazioni insulse di piazzisti da quattro soldi che parlano pur di
prendere voti”. Recentemente queste parole pronunciate durante
un’intervista alla Radio Vaticana dal segretario generale della Cei, monsignor
Galantino, hanno generato un discreto scalpore. Non si è abituati a vedere
esponenti della chiesa cattolica assumere posizioni politicamente così nette su
argomenti che non siano la difesa della “famiglia tradizionale” e dei “valori
non negoziabili”. Non si è fatta attendere la risposta, non priva di un certo
livore, di Matteo Salvini che in un’intervista ha affermato: «A pensar male,
viene da credere che voglia difendere il business miliardario che una parte
minoritaria della Chiesa coltiva grazie agli immigrati», continuando poi: «Conosco
di uomini di Chiesa che non la pensano come questo vescovo comunista». È
probabile che la reazione del leader leghista sia stata dovuta al timore di
vedere il consenso di una consistente parte del suo elettorato messo a rischio.
È necessario chiedersi quanta parte del mondo cattolico sia rimasta stupita di
fronte a prese di posizioni così “radicali”. Basta accedere ai principali
social network per rendersi conto che essa è piuttosto consistente. Eppure la
morale cristiana pone un particolare accento sull’inviolabile dignità della
persona. Nel Vangelo si trova scritto “Allora il re dirà a quelli che stanno
alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno
preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi
avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e
mi avete ospitato” (Matteo 25, 34-35).
Viene da chiedersi come allora alcuni cattolici possano trovare accettabili le
idee di Matteo Salvini che, sebbene affermi di essere cattolico, in fatto di
immigrazione e accoglienza adotta una posizione che di cristiano ha ben poco.
L’Italia, come il resto d’Europa, è reduce da una delle
peggiori crisi economiche dell’epoca contemporanea, a seguito della quale la
popolazione tutta ha dovuto affrontare difficoltà e sacrifici consistenti e
assistere a riforme che hanno messo in discussione principi, fino a quel
momento inviolabili, in materia di lavoro. Inoltre quasi ogni giorno giungono
notizie delle violenze compiute da gruppi islamisti fondamentalisti come L’Isis
e Boko haram. In una tale situazione sentimenti come la paura e la diffidenza
sorgono quasi naturali. Si è, in un certo senso, più fragili, i principi
vacillano. Si è portati a chiudersi di fronte all’altro che appare non più come
il prossimo da assistere, ma come un’entità estranea e temibile, che minaccia
di rubare quel poco che si ha. Allora trovano un terreno fertile bugie e
ragionamenti capziosi, che presentano quello che in realtà è un fenomeno
storico inevitabile sotto una luce cupa e spaventosa. È dunque compito di ogni
cattolico e di ogni cittadino affermare con forza che le vite umane hanno il
medesimo valore, che non è ammissibile nascondersi dietro al motto di “prima
gli italiani” e così confutare le teorie fantasiose e insensate di chi,
consapevolmente o meno, distorce la realtà.
Una delle accuse più detestabili che si rivolge a chi viene
a chiedere l’ospitalità dello Stato è di non avere un reale motivo di fuggire,
come se abbandonare la propria casa, la propria famiglia, la propria vita fosse
una decisione semplice. Non è difficile sentir dire che solo una minima parte
dei migranti avrebbe reale diritto di venire qui. In realtà facendo una breve
ricerca nel sito del Ministero degli Interni (http://www.interno.gov.it/sites/default/files/riepilogo_dati_2013_2014_asilo.pdf)
è possibile notare come nel biennio 2013-2014 solo il 39% delle richieste
d’asilo (quindi una minoranza), abbia ricevuto un diniego. Una volta che si è
stabilito che chi migra ha effettivamente ragione di fuggire, una delle accuse
più frequenti rivolte agli immigrati è di essere un peso eccessivo per una già
fragile economia. È pur vero che un richiedente asilo non può lavorare fino a
che lo Stato non si sia pronunciato sulla sua condizione o fino a che non sia
trascorso un periodo di sei mesi in assenza di tale pronuncia (art 11 del
decreto legislativo 140, 30 maggio 2005).
Tuttavia, come riportato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo
sviluppo economico, l’immigrazione costituisce una risorsa per l’economia producendo
molte più risorse di quelle consumate(http://www.italy24.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_INSIDE_ITALY/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2015/04/21/OECD%20Migration%20Policy%20Debates%20Numero%202.pdf).
In particolare in Italia l’immigrazione contribuisce all’8,8% del Pil e dal
rapporto benefici-costi della presenza degli stranieri sul territorio italiano
è emersa una differenza positiva tra le spese e le entrate di 3,9 miliardi di
euro.
È frequente la percezione che “vengano tutti qui”, che i
richiedenti asilo siano troppi, che l’immigrazione sia insostenibile da un
punto di vista demografico, per così dire. Tuttavia il rapporto Mid
Year Trends 2014 dell’UNHCR
(l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) racconta come,
tra gennaio e giugno 2014, 1,4 milioni di persone siano riuscite ad
attraversare i confini internazionali diventando rifugiati. Si scopre in realtà
che il nostro Paese è solo al sesto posto per numero di richiedenti asilo. In
testa ci sono Germania, Stati Uniti e Francia. (http://unhcr.org/54aa91d89.html#_ga=1.181546343.1141756407.1421158717
)
Spesso la gente ha paura che gli immigrati possano essere un
peso per il Sistema Sanitario Nazionale, ci si lamenta di dover pagare il
ticket anche a causa degli immigrati. In realtà per il cosiddetto “fenomeno del
migrante sano” avviene che, di fronte alla prospettiva di un viaggio durissimo
e pericoloso, solo chi è in condizioni fisiche ottimali si senta in grado di
affrontare una situazione così gravosa e abbia il coraggio di investire nella
traversata, si realizza un’auto-preselezione più o meno conscia. Così giungono sulle
nostre coste prevalentemente giovani forti e in salute, che solo all’arrivo
avranno bisogno di assistenza sanitaria e psicologica per la disidratazione, le
malattie eventualmente contratte a cause delle scarse condizioni igieniche e
per lo stress post-traumatico.
Queste sono solo alcuni dei motivi per cui bisogna aprirsi
alle richieste d’aiuto e non rimanere sordi, insensibili o, peggio, infastiditi
di fronte alle immagini di sofferenza che ogni giorno giungono. Bisogna
riconoscerci responsabili di questi fratelli, non solo perché in numerose
occasioni abbiamo contribuito a determinare attivamente le condizioni che ne
hanno causato la fuga (come in Eritrea dove il governo italiano ha appoggiato
il dittatore senza scrupoli Isayas Afeworki), ma anche per il senso di
solidarietà che in quanto cattolici e in quanto uomini ci lega tutti.
Dopo che lo Spirito Santo fu disceso sui dodici nel giorno
di Pentecoste essi, liberi dalla paura, uscirono dalla stanza dove si erano
richiusi e iniziarono a parlare molte lingue. Così oggi spetta a noi il compito
di venire incontro al nostro prossimo e compiere un’opera di mediazione, di
dialogo, di rispetto e di tolleranza reciproca. Che per paura non ci si
ritragga, creando nuove divisioni, allontanandosi gli uni dagli altri,
rifiutandosi di capire le reciproche ragioni e chiudendosi in una nuova,
drammatica Babele.
B.A. - responsabile giovani del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli