domenica 16 agosto 2015

ERO FORESTIERO E MI AVETE OSPITATO?


ERO FORESTIERO E MI AVETE OSPITATO?

 “Sull’immigrazione sentiamo affermazioni insulse di piazzisti da quattro soldi che parlano pur di prendere voti”. Recentemente queste parole pronunciate durante un’intervista alla Radio Vaticana dal segretario generale della Cei, monsignor Galantino, hanno generato un discreto scalpore. Non si è abituati a vedere esponenti della chiesa cattolica assumere posizioni politicamente così nette su argomenti che non siano la difesa della “famiglia tradizionale” e dei “valori non negoziabili”. Non si è fatta attendere la risposta, non priva di un certo livore, di Matteo Salvini che in un’intervista ha affermato: «A pensar male, viene da credere che voglia difendere il business miliardario che una parte minoritaria della Chiesa coltiva grazie agli immigrati», continuando poi: «Conosco di uomini di Chiesa che non la pensano come questo vescovo comunista». È probabile che la reazione del leader leghista sia stata dovuta al timore di vedere il consenso di una consistente parte del suo elettorato messo a rischio. È necessario chiedersi quanta parte del mondo cattolico sia rimasta stupita di fronte a prese di posizioni così “radicali”. Basta accedere ai principali social network per rendersi conto che essa è piuttosto consistente. Eppure la morale cristiana pone un particolare accento sull’inviolabile dignità della persona. Nel Vangelo si trova scritto “Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato” (Matteo 25, 34-35). Viene da chiedersi come allora alcuni cattolici possano trovare accettabili le idee di Matteo Salvini che, sebbene affermi di essere cattolico, in fatto di immigrazione e accoglienza adotta una posizione che di cristiano ha ben poco.

L’Italia, come il resto d’Europa, è reduce da una delle peggiori crisi economiche dell’epoca contemporanea, a seguito della quale la popolazione tutta ha dovuto affrontare difficoltà e sacrifici consistenti e assistere a riforme che hanno messo in discussione principi, fino a quel momento inviolabili, in materia di lavoro. Inoltre quasi ogni giorno giungono notizie delle violenze compiute da gruppi islamisti fondamentalisti come L’Isis e Boko haram. In una tale situazione sentimenti come la paura e la diffidenza sorgono quasi naturali. Si è, in un certo senso, più fragili, i principi vacillano. Si è portati a chiudersi di fronte all’altro che appare non più come il prossimo da assistere, ma come un’entità estranea e temibile, che minaccia di rubare quel poco che si ha. Allora trovano un terreno fertile bugie e ragionamenti capziosi, che presentano quello che in realtà è un fenomeno storico inevitabile sotto una luce cupa e spaventosa. È dunque compito di ogni cattolico e di ogni cittadino affermare con forza che le vite umane hanno il medesimo valore, che non è ammissibile nascondersi dietro al motto di “prima gli italiani” e così confutare le teorie fantasiose e insensate di chi, consapevolmente o meno, distorce la realtà.

Una delle accuse più detestabili che si rivolge a chi viene a chiedere l’ospitalità dello Stato è di non avere un reale motivo di fuggire, come se abbandonare la propria casa, la propria famiglia, la propria vita fosse una decisione semplice. Non è difficile sentir dire che solo una minima parte dei migranti avrebbe reale diritto di venire qui. In realtà facendo una breve ricerca nel sito del Ministero degli Interni (http://www.interno.gov.it/sites/default/files/riepilogo_dati_2013_2014_asilo.pdf) è possibile notare come nel biennio 2013-2014 solo il 39% delle richieste d’asilo (quindi una minoranza), abbia ricevuto un diniego. Una volta che si è stabilito che chi migra ha effettivamente ragione di fuggire, una delle accuse più frequenti rivolte agli immigrati è di essere un peso eccessivo per una già fragile economia. È pur vero che un richiedente asilo non può lavorare fino a che lo Stato non si sia pronunciato sulla sua condizione o fino a che non sia trascorso un periodo di sei mesi in assenza di tale pronuncia (art 11 del decreto legislativo 140, 30 maggio 2005).  Tuttavia, come riportato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’immigrazione costituisce una risorsa per l’economia producendo molte più risorse di quelle consumate(http://www.italy24.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_INSIDE_ITALY/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2015/04/21/OECD%20Migration%20Policy%20Debates%20Numero%202.pdf). In particolare in Italia l’immigrazione contribuisce all’8,8% del Pil e dal rapporto benefici-costi della presenza degli stranieri sul territorio italiano è emersa una differenza positiva tra le spese e le entrate di 3,9 miliardi di euro.

È frequente la percezione che “vengano tutti qui”, che i richiedenti asilo siano troppi, che l’immigrazione sia insostenibile da un punto di vista demografico, per così dire. Tuttavia il rapporto Mid Year Trends 2014 dell’UNHCR (l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) racconta come, tra gennaio e giugno 2014, 1,4 milioni di persone siano riuscite ad attraversare i confini internazionali diventando rifugiati. Si scopre in realtà che il nostro Paese è solo al sesto posto per numero di richiedenti asilo. In testa ci sono Germania, Stati Uniti e Francia. (http://unhcr.org/54aa91d89.html#_ga=1.181546343.1141756407.1421158717 )



Spesso la gente ha paura che gli immigrati possano essere un peso per il Sistema Sanitario Nazionale, ci si lamenta di dover pagare il ticket anche a causa degli immigrati. In realtà per il cosiddetto “fenomeno del migrante sano” avviene che, di fronte alla prospettiva di un viaggio durissimo e pericoloso, solo chi è in condizioni fisiche ottimali si senta in grado di affrontare una situazione così gravosa e abbia il coraggio di investire nella traversata, si realizza un’auto-preselezione più o meno conscia. Così giungono sulle nostre coste prevalentemente giovani forti e in salute, che solo all’arrivo avranno bisogno di assistenza sanitaria e psicologica per la disidratazione, le malattie eventualmente contratte a cause delle scarse condizioni igieniche e per lo stress post-traumatico.

Queste sono solo alcuni dei motivi per cui bisogna aprirsi alle richieste d’aiuto e non rimanere sordi, insensibili o, peggio, infastiditi di fronte alle immagini di sofferenza che ogni giorno giungono. Bisogna riconoscerci responsabili di questi fratelli, non solo perché in numerose occasioni abbiamo contribuito a determinare attivamente le condizioni che ne hanno causato la fuga (come in Eritrea dove il governo italiano ha appoggiato il dittatore senza scrupoli Isayas Afeworki), ma anche per il senso di solidarietà che in quanto cattolici e in quanto uomini ci lega tutti.

Dopo che lo Spirito Santo fu disceso sui dodici nel giorno di Pentecoste essi, liberi dalla paura, uscirono dalla stanza dove si erano richiusi e iniziarono a parlare molte lingue. Così oggi spetta a noi il compito di venire incontro al nostro prossimo e compiere un’opera di mediazione, di dialogo, di rispetto e di tolleranza reciproca. Che per paura non ci si ritragga, creando nuove divisioni, allontanandosi gli uni dagli altri, rifiutandosi di capire le reciproche ragioni e chiudendosi in una nuova, drammatica Babele.
B.A. - responsabile giovani del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli