martedì 16 giugno 2015

Aut-Aut (1)

Aut-Aut (1)


Soren Kierkegaard


 Nel 1975, l’anno della mia maturità classica, mio zio Achille, sociologo e ideologo, mio padrino di Cresima, mi prese da parte, come per tutta la vita ha continuato a fare diverse volte l’anno, per darmi un insegnamento esistenziale. Mi trovavo, in quel momento della mia vita, davanti ad un Aut-Aut, mi disse. Dovevo scegliere che cosa diventare.
 Per spiegarmi l’alternativa mi regalò una copia del libro Aut-Aut del filosofo danese Sören Kierkegaard (1813-1855) in cui aveva segnato con evidenziatore rosso alcuni brani.  Dopo che ebbi letto il libro, mio zio mi parlò ai lungo sui temi che vi erano trattati.
 Quei testi evidenziati da mio zio Achille, e le spiegazione che poi lui me ne diede,  possono essere oggi considerati il messaggio di vita della sua generazione, in particolare  di quella di coloro che avevano avuto un ruolo importante nella costruzione della nuova democrazia italiana dopo la disfatta del fascismo storico,  a quelli della mia  generazione.
 Ne inizio qui la pubblicazione. L’edizione di Aut-Aut  è quella pubblicata negli Oscar Mondadori nel 1975.
  Farò precedere o seguire alle frasi evidenziate dallo zio Achille altre che servono a chiarire il contesto in cui quelle evidenziate si inseriscono. Queste ultime le scriverò in grassetto.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli

Aut-Aut: messaggio alle nuove generazioni (1)

Amico mio! Quello che ti ho detto tante volte, te lo ripeto, anzi te lo grido: o questo, o quello, aut-aut!
[…]
 Penso alla mia prima gioventù, quando, senza afferrare il significato della scelta nella vita, con infantile confidenza ascoltavo i discorsi dei più anziani; e l’istante della scelta era per me solenne e venerabile, benché nella scelta seguissi allora solo le istruzioni degli atri. Penso a quegli istanti nella mia vita futura, in cui mi trovai al bivio, in cui l’animo mio si maturò nell’ora della decisione.
[…]
 La vita è una mascherata, tu dici, e questo per te è fonte inesauribile di divertimenti, e sei così abile che non è riuscito a nessuno di smascherarti: poiché ogni manifestazione tua è sempre un inganno; solo in questo modo tu puoi respirare e far sì che la gente non si serri intorno a te e ostacoli la tua respirazione. In questo sta la tua attività, nel mantenere il tuo nascondiglio, e questo ti riesce, perché la tua maschera è la più misteriosa di tutte; infatti non sei nulla, e sei sempre soltanto in relazione agli altri, e ciò che tu sei, lo sei per questa relazione.
[…]
  La tua scelta è una scelta estetica; ma una scelta estetica non è una scelta. Scegliere è soprattutto una espressione rigorosa ed effettiva dell’etica. Sempre, quando si parla di un aut-aut, si può essere certi che è in gioco l’etica. L’unico aut-aut assoluto che esista è la scelta tra il bene e il male, ma anche questo è assolutamente etico. La scelta estetica o è completamente spontanea, e perciò non è una scelta,  o si disperde nella molteplicità.
[…]
  Ma cos’è che disgiungo col mio aut-aut? Il bene e il male? No! Ti voglio condurre al punto in cui questa scelta acquisterà un vero significato per te. Intorno ad essa si muove ogni cosa. Quando si è riusciti a condurre una persona al bivio, in modo che per lui non vi sia altra via d’uscita che la scelta, allora egli sceglie il giusto.
[…]
 Si deve vivere o esteticamente o eticamente.
[…]
 Tu medî i contrari in una più alta follia, la filosofia in una più alta unità. Tu ti rivolgi al tempo futuro, perché l’azione è essenzialmente futura; dici: «posso fare questo o quello, ma qualsiasi cosa io faccia, è sempre ugualmente male, ergo non faccio nulla». La filosofia si rivolge al tempo passato, a tutta la storia mondiale vissuta, mostra come i momenti discorsivi si riuniscano in una unità più alta. Essa media e continua a mediare, ma non mi pare che risponda affatto a ciò che chiedo io, poiché la mia domanda riguarda il futuro. Tu però in un certo senso mi rispondi, anche se la tua riposta è assurda. Suppongo ora che la filosofia abbia ragione, che il principio di contraddizione sia stato veramente tolto, o che i filosofi in ogni momento lo superino in quella più alta unità che esiste nel pensiero. Pure questo non può valere per il futuro; i contrasti devono essere esistiti prima che io li possa mediare. Ma se vi è un contrasto , vi è anche un aut-aut.
[…]
 Io mi rivolgo con ogni deferenza ai signori filosofi per potere sapere che devo fare. Però non ricevo alcuna risposta: perché il filosofo media il passato e permane in esso.
[…]
  Per il filosofo a storia del mondo è conchiusa, ed egli media. Perciò, ai nostri tempi, è all’ordine del giorno  vedere lo spettacolo triste di giovani che sanno mediare il cristianesimo e il paganesimo, che sanno scherzare con le titaniche forze della storia, e a un poveretto non sanno dire quello che deve fare di questa vita e non sanno nemmeno quello che essi stessi vi hanno da fare.
[…]
Iil filosofo]  è fuori, non è presente, se ne sta a invecchiare ascoltando i canti del passato, ascolta le armonie della mediazione.
[…]
 Alla filosofia ho il diritto di rivolgermi come l’ha chiunque essa non osi scacciare per totale mancanza di estro. Sono un marito, ho dei figli. Cosa ne diresti se in nome loro le chiedessi cosa deve fare l’uomo della vita?