lunedì 8 dicembre 2014

Lampi di luce

Lampi di luce


Non crediate che qualcuno di noi [israeliti] conosca a fondo e completamente questi grandi misteri [di Dio]. Niente affatto: talvolta la verità ci balena d’innanzi con la luminosità del giorno [la lampo, la luce in cui possiamo vedere la luce], ma è subito oscurata dalle limitazioni della nostra struttura materiale e dalle abitudini sociali, e noi ricadiamo in un’oscurità altrettanto buia di quella in cui ci trovavamo prima. Così siamo come una persona il cui ambiente circostante è di tanto in tanto illuminato dal lampo, ma negli intervalli è immersa in una notta nera come la pece. Alcuni di noi sperimentano  frequentemente questi lampi di illuminazione, finché vivono in una luminosità quasi continua, cosicché la notte si trasforma per loro in giorno [è una parola del salmo]. Questa era la prerogativa  del più grande dei profeti [Mosè], a cui Dio disse: “Ma tu resta qui con me” (Dt 5,31), e in merito al quale la Scrittura disse: “La pelle della sua faccia emetteva raggi (Es 34,29). Alcuni scorgono un unico bagliore di luce nell’intera notte della loro vita. Questa era la condizione di coloro riguardo ai quali è detto: “Essi profetizzarono quella volta ma non continuarono” (Nm 11,25). Per altri ancora vi sono pause lunghe o brevi tra lampi di illuminazione; e infine vi sono coloro a cui non è concesso che le loro tenebre siano illuminate da un lampo di luce, ma soltanto, per così dire, dal luccichio di qualche oggetto lucido, come le pietre e le sostanze fosforescenti che risplendono nella notte buia; e anche questa scarsa luce che ci illumina non è continua ma lampeggia e sparisce come se fosse il bagliore della spada roteante [i cherubini] (Gen 3,24). I gradi di perfezione nell’uomo variano secondo queste distinzioni.

[tratto da Mosè Maimonide (filosofo ebreo del 12° secolo), More Nebuchim (=la guida dei perplessi), citato in Abraham Heschel, Dio alla ricerca dell’uomo, a sua volta citato in Giuseppe Dossetti, Un solo Signore – Esercizi spirituali, pag.45, EDB, 2000]

L’età è adulta secondo la fede quando essa è il lampo che illumina non più in maniera intermittente ma in maniera quasi continua, quando l’irruzione di Dio è la voce che parla eternamente viene ascoltata dall’uomo  giunto alla pienezza  della statura di Dio in  Cristo con minore discontinuità di quello che abitualmente non sia per la maggioranza degli uomini anche battezzati.

[da Giuseppe Dossetti, Un solo –Signore – Esercizi Spirituali, pag. 45-46, EDB, 2000]


 L’azione del soprannaturale sugli esseri umani è descritta anche come una luce che illumina la loro vita. Essa non però, a differenza da quella naturale, non è sostituibile con luci artificiali. Il che spiega perché i vari metodi, tirocini, esercizi, cammini, mediante i quali ci proponiamo di progredire nella fede comune lasciano il tempo che trovano. E’ un fatto che ogni persona di fede sperimenta nella propria vita. Con quelle tecniche si può approfondire la comprensione della religione, intesa come liturgia e cultura. Poi però la fede ci giunge da fuori, è questo in fondo il significato dell’espressione che essa è dono.
 Ma, allora, che cosa valgono tutti gli sforzi che mettiamo nelle cose religiose? Fondamentalmente servono per rimuovere tutto ciò che può fare da schermo alla luce soprannaturale. E sono utili solo in questi limiti.
 Quindi poi, effettivamente si può andare a scuola  di spiritualità, cercandosi un maestro, e così migliorarsi.
Ma Dossetti consiglia di non far tanto conto, in materia di fede, su ciò che è  essenzialmente  frutto delle nostre  menti, del nostro impegno. Questo porta a relativizzarlo. E’ innanzi tutto a relativizzare l’importanza delle nostre costruzioni sociali, delle nostra collettività, per la vita di fede. Teniamo conto di questo, oggi che, con la consegna delle tessere di Ac, manifestiamo forte una nostra appartenenza collettiva. Che questo far parte di una collettività che si assume impegni piuttosto seri anche in materia religiosa non esaurisca mai le nostre prospettive di fede, in questo modo facendo ombra alla luce soprannaturale. Manteniamo sempre una forte apertura all’inaspettato, al non programmabile, a ciò che non è prodotto delle nostre menti, delle nostre volontà, delle nostre mani. Le nostre collettività non siano come arche in cui rinchiuderci in attesa che passi il diluvio, la distruzione finale del mondo in cui viviamo, la vendetta soprannaturale, in una prospettiva che direi clerico-apocalittica. La luce soprannaturale illumina proprio questo mondo in cui viviamo, qui e oggi.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli