Lampi di luce
Non crediate che qualcuno di noi [israeliti] conosca a fondo e completamente questi grandi misteri [di Dio]. Niente affatto: talvolta la verità ci balena
d’innanzi con la luminosità del giorno [la lampo, la luce in cui possiamo
vedere la luce], ma è subito oscurata
dalle limitazioni della nostra struttura materiale e dalle abitudini sociali, e
noi ricadiamo in un’oscurità altrettanto buia di quella in cui ci trovavamo
prima. Così siamo come una persona il cui ambiente circostante è di tanto in
tanto illuminato dal lampo, ma negli intervalli è immersa in una notta nera
come la pece. Alcuni di noi sperimentano
frequentemente questi lampi di illuminazione, finché vivono in una
luminosità quasi continua, cosicché la notte si trasforma per loro in giorno [è
una parola del salmo]. Questa era la
prerogativa del più grande dei profeti [Mosè],
a cui Dio disse: “Ma tu resta qui con me”
(Dt 5,31), e in merito al quale la
Scrittura disse: “La pelle della sua faccia emetteva raggi (Es 34,29). Alcuni scorgono un unico bagliore di luce
nell’intera notte della loro vita. Questa era la condizione di coloro riguardo
ai quali è detto: “Essi profetizzarono quella volta ma non continuarono” (Nm
11,25). Per altri ancora vi sono pause
lunghe o brevi tra lampi di illuminazione; e infine vi sono coloro a cui non è
concesso che le loro tenebre siano illuminate da un lampo di luce, ma soltanto,
per così dire, dal luccichio di qualche oggetto lucido, come le pietre e le
sostanze fosforescenti che risplendono nella notte buia; e anche questa scarsa
luce che ci illumina non è continua ma lampeggia e sparisce come se fosse il
bagliore della spada roteante [i cherubini] (Gen 3,24). I gradi di perfezione nell’uomo variano secondo queste distinzioni.
[tratto da Mosè Maimonide
(filosofo ebreo del 12° secolo), More
Nebuchim (=la guida dei perplessi), citato in Abraham Heschel, Dio alla ricerca dell’uomo, a sua volta
citato in Giuseppe Dossetti, Un solo
Signore – Esercizi spirituali, pag.45, EDB, 2000]
L’età è adulta secondo la fede quando essa è il lampo che illumina non
più in maniera intermittente ma in maniera quasi continua, quando l’irruzione
di Dio è la voce che parla eternamente viene ascoltata dall’uomo giunto alla pienezza della statura di Dio in Cristo con minore discontinuità di quello che
abitualmente non sia per la maggioranza degli uomini anche battezzati.
[da Giuseppe Dossetti, Un solo –Signore – Esercizi Spirituali,
pag. 45-46, EDB, 2000]
L’azione del soprannaturale sugli esseri umani
è descritta anche come una luce che illumina la loro vita. Essa non però, a
differenza da quella naturale, non è sostituibile con luci artificiali. Il che
spiega perché i vari metodi, tirocini,
esercizi, cammini, mediante i quali ci proponiamo di progredire nella fede
comune lasciano il tempo che trovano. E’ un fatto che ogni persona di fede
sperimenta nella propria vita. Con quelle tecniche si può approfondire la
comprensione della religione, intesa come liturgia e cultura. Poi però la fede
ci giunge da fuori, è questo in fondo il significato dell’espressione che essa
è dono.
Ma, allora, che cosa valgono tutti gli sforzi
che mettiamo nelle cose religiose? Fondamentalmente servono per rimuovere tutto
ciò che può fare da schermo alla luce soprannaturale. E sono utili solo in
questi limiti.
Quindi poi, effettivamente si può andare a scuola di spiritualità, cercandosi un maestro, e così
migliorarsi.
Ma Dossetti consiglia di non far
tanto conto, in materia di fede, su ciò che è
essenzialmente frutto delle nostre menti, del nostro impegno. Questo porta a
relativizzarlo. E’ innanzi tutto a relativizzare l’importanza delle nostre
costruzioni sociali, delle nostra collettività, per la vita di fede. Teniamo
conto di questo, oggi che, con la consegna delle tessere di Ac, manifestiamo
forte una nostra appartenenza collettiva. Che questo far parte di una
collettività che si assume impegni piuttosto seri anche in materia religiosa
non esaurisca mai le nostre prospettive di fede, in questo modo facendo ombra
alla luce soprannaturale. Manteniamo sempre una forte apertura all’inaspettato, al non programmabile, a ciò che non è
prodotto delle nostre menti, delle nostre volontà, delle nostre mani. Le nostre
collettività non siano come arche in
cui rinchiuderci in attesa che passi il diluvio, la distruzione finale del
mondo in cui viviamo, la vendetta soprannaturale, in una prospettiva che direi clerico-apocalittica. La luce
soprannaturale illumina proprio questo mondo in cui viviamo, qui e oggi.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli