Incontro del MEIC
Uniroma 1 – Sapienza del 18 dicembre 2014 sul tema Famiglia e Costituzione - appunti sulla relazione introduttiva
Facendo
dipendere la continuità dell’unione coniugale dal persistere del consenso tra i
coniugi si sta ritornando all'antica concezione del matrimonio nel diritto romano classico.
Dal punto di vista biblico abbiamo due
riferimenti.
Vi è il racconto delle origini, del Paradiso
terrestre, in cui Dio inserisce un uomo e una donna creati a sua immagine, dotati
di un potere generazionale. Quest’ultimo è inscindibile da quell’immagine, che
manifesta anche un progetto generazionale.
Nel racconto biblico del diluvio, si salva la
famiglia di Noè e attraverso di essa l’intera umanità. Dio stringe con Noè un’alleanza
basata sulla fedeltà. Dio non tradirà mai il genere umano. E la fedeltà
caratterizza anche l’alleanza coniugale.
Queste idee chiave, di un’unione basata sulla
fedeltà e sul potere generazionale, sono alla base anche del diritto di
famiglia
Nel diritto romano il termie ius, che significa il diritto, deriva da
una radice che richiama l’idea del congiungere, dell’unione. E il termine matrimonium (=matrimonio) in diritto
romano reca nella sua etimologia il riferimento alla madre, quindi alla tutela delle madri e dei figli.
Oggi il matrimonio, come patto stabile di
fedeltà nel quadro del quale attuare il potere generazionale, sta diventando
sempre meno frequente, sia quello religioso, quello sacramentale, che quello civile. Spaventa il concetto di durata, ancor prima
che quello di eternità. Si preferisce quindi convivere e lasciarsi senza
problemi quando non c’è più un consenso per continuare l’unione.
Ma la nostra Costituzione, all’art.29, 1°
comma, definisce la famiglia come società
naturale fondata sul matrimonio. Ma su che cosa fondare la famiglia se
viene meno il matrimonio? L’art.2 della Costituzione tratta dei diritti
inviolabili dell’essere umano anche nelle formazioni
sociali in cui si svolge la sua personalità e la famiglia è, in questo
senso, come luogo primario dove si svolge la personalità umana, la formazione
sociale per eccellenza.
Quello della famiglia e del matrimonio è
diventato un campo di conflitto ideologico tra i sostenitori della famiglia tradizionale e quelli di un nuovo tipo
di famiglia che però non si sa ancora che cosa e come sarà.
La famiglia
diventa più famiglie. Non c’è più un
solo modello di famiglia.
La famiglia da isola diventa un arcipelago.
Non c’è più l’unitarietà del modello
monolitico tradizionale.
E’ stato osservato che nella società
precedente l’era della globalizzazione c’erano mezzi scarsi e fini collettivi
certi e che ora è l’inverso, c’è più ricchezza nella società ma sono venuti
meno i fini collettivi certi.
E’ entrato in crisi il senso di appartenenza
sociale, la capacità di riconoscersi in una comunità. Questa crisi di manifesta
in vari ambiti, ad esempio nella parrocchia, come anche nelle classi e nei ceti
sociali. E’ diventato difficile sentirsi
parte di qualcosa di unitario. Anche la famiglia ne ha risentito.
La durata
fa paura. Non si sa che cosa ci
riserverà il futuro, anche non lontano.
In questo processo possiamo individuare anche
valori positivi? E’ difficile dirlo.
Con
la riforma del diritto di famiglia del 1975, attuata con la legge n.151 del
1975, si sono profondamente innovate le norme del codice civile del 1942. Le
sue idee guida erano state anticipate nel ’71 che aveva istituito asili-nido
comunali con il concorso dello Stato: per la prima volta la cura dei figli
veniva affidata a un soggetto esterno alla famiglia.
Quali le principali differenze?
Nella disciplina del 1942 il rapporto
coniugale era regolamento solo nel suo aspetto esteriore, e prevalentemente
sotto il profilo economico. La famiglia era di tipo asimmetrico, improntata al
modello patriarcale che attribuiva all’uomo, in particolare nella paternità,
maggiori poteri che alla donna. La famiglia veniva vista come un istituto
immodificabile. Nel potere maschile nell’unione coniugale, quella che veniva
definito come potestà maritale, si
voleva manifestare l’autorità dello Stato. La donna doveva seguire l’uomo
ovunque egli volesse fissare la residenza della famiglia
Con la riforma del diritto di famiglia del
1975 i doveri sono concepiti come conseguenza di una scelta di amore (art. 143
del codice civile). Il principale obbligo è quello della fedeltà reciproca. La
coabitazione non è più intesa come obbligo di abitare in uno stesso luogo, ma
come condivisione di un domicilio, come volontà di avere un luogo di
convivenza, non un indirizzo, un luogo fisico comune: è importante che vi sia
la volontà comune di condividere qualcosa.
La fedeltà è intesa come patto di alleanza che
comporta l’assistenza materiale e materiale e la collaborazione nell’interesse
della famiglia (non dei coniugi come singoli o dei figli). Molte novità
riguardano poi l’educazione dei figli, con un modello meno autoritario.
Quest’anno è entrato in vigore il decreto
legislativo n.154 del 28 dicembre 2013, con cui si sono modificate le norme
civili in materia di filiazione, lasciando però invariato l’assetto della
disciplina del matrimonio, riformato nel 1975.
Il legislatore si è sforzato di tutelare la
prole. Non ha più valore nascere entro o fuori del matrimonio. La potestà genitoriale non esiste più, sostituita dalla responsabilità genitoriale, che è
attribuita in misura paritaria tra i coniugi. Infine, agenti sociali possono
intervenire per correggere le scelte educative dei genitori.
Diversi documenti di diritto internazionale si
occupano della famiglia.
Innanzi tutto la Dichiarazione Universale di
Diritti dell’Uomo, che definisce la famiglia come nucleo fondamentale della
società, che ha diritto ad essere protetto.
Il concetto della famiglia come cellula
fondamentale della società ricorre anche nella Carta sociale europea del 1961.
Nella Carta dei diritti della famiglia, elaborata
dal Pontificio consiglio per la famiglia e diffusa nel 1983 dalla Santa Sede,
descrive la famiglia come luogo di incontro tra le generazioni e comunità per
trasmettere valori.
Nella Convenzione internazionale sui diritti
dell’infanzia, approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite nel 1989, ratificata
dalla Repubblica italiana nel 1991, configura la famiglia come società naturale
con molteplici significati, in particolare come forza che genera personalità
differenti che devono essere rispettate.
Appunti elaborati da Mario Ardigò (testo non rivisto dall'autore della relazione)
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli