Dialogo
La Chiesa, in forza della
missione che ha di illuminare il mondo con il messaggio evangelico e di
radunare in un solo Spirito tutti gli uomini di qualunque nazione, razza e
civiltà, diventa segno di quella fraternità che permette e rafforza un sincero dialogo.
Ciò esige che innanzi tutto
nella stessa Chiesa promuoviamo la mutua stima, il rispetto e la concordia,
riconoscendo ogni legittima diversità, per stabilire
un dialogo sempre più fecondo fra tutti coloro che formano l’unico popolo di
Dio, che si tratti di pastori o degli altri fedeli cristiani. Sono
sempre più forti infatti le cose che uniscono i fedeli che quelle che dividono;
ci sia unità nelle cose necessarie, libertà nelle cose dubbie e in tutto
carità.
[dalla Costituzione pastorale Gaudium et spes (=la gioia e la
speranza) sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, del Concilio Vaticano 2°,
1962-1965]
Per certi versi sembra che il mondo di oggi
non sia più quello degli anni Sessanta, quello a cui si riferivano i nostri
capi religiosi riuniti in concilio scrivendo di mondo contemporaneo, consigliando il dialogo. Perché dico questo? Perché il dialogo è assai
poco praticato nelle nostre collettività religiose. E, innanzi tutto, in genere
non viene insegnato e non se ne fa tirocinio.
Appare estraneo alla nostra formazione religiosa di base e a quella
successiva. In particolare per quanto riguarda quella che è rivolta ai più
giovani e alle nuove coppie. Queste persone si trovano spesso di fronte a un
muro fatto di pregiudizi e di assunti dottrinari molto rigidi. E’ possibile che
sia anche per questo che in genere li perdiamo, se ne vanno. Così, si va anche
perdendo, nella pratica quotidiana delle nostre collettività, quella che è
stata veramente una delle innovazioni più significative portata dai saggi del
Concilio nella nostra ideologia religiosa, per quasi due millenni assolutamente
chiusa al dialogo, almeno come noi ai tempi nostro lo intendiamo sulla base di
insegnamenti che risalgono all’antica filosofica greca, ma soprattutto alla
prassi delle democrazie contemporanee.
C’è stato, sembra, un “contro-Concilio” sotterraneo,
silenzioso e non, dichiarato e non, innanzi tutto nella base delle nostre
collettività religiose, non dobbiamo in questo riferire tutto ai vertici. Il
metodo del dialogo, che non è centrato
sullo sfinire gli altri scaraventando loro addosso a cascata le nostre
argomentazioni fino a che o cedono o ci mandano al quel paese, ma sulla
mediazione culturale, alla ricerca di ciò che, oltre le diversità, rimane
comune e può ancora fondare l’unità, è
visto con sfiducia e se ne contestano anche i fondamenti dottrinari. Si pensa,
in genere, che dialogare nel vero senso del termine, che implica una vera apertura
agli altri, sia fonte di contaminazione. Lo si subisce fuori degli spazi
liturgici, come una sorta di complicanza inevitabile della democrazia, ma si
cerca di tenerlo fuori dalle nostre collettività religiose, dove, individuato
uno che insegna, prete o laico, ci si aspetta che gli altri, quelli che
ascoltano, debbano semplicemente adeguarsi, ripetere la lezione così come è
stata loro impartita e agire di conseguenza. In fondo si pensa che nulla di
buono possa essere portato da fuori e che la vita, se non rigidamente
organizzata secondo certi principi ritenuti non negoziabili, sia una vita sbagliata, da
buttare. Dagli altri che si avvicinano alle nostre collettività si pretende che
lo riconoscano, ammettano di aver toccato
il fondo, e, così facendo, si
umilino, abbandonino ogni resistenza, per permetterci di ricostruire da zero le loro vite.
Questa presunzione di dovere e potere rifare gli altri da capo
contrasta duramente con i principi stabiliti come norma delle nostre
collettività religiose nel corso del Concilio Vaticano 2° e la legge, a ben
vedere, non è cambiata (si tratta quindi da questo punto di vista di prassi
illegali), ma soprattutto non corrisponde a una reale capacità di cambiare
in meglio le vite degli altri, innanzi tutto perché priva gli altri della loro dignità di persone umane, che ha un
altissimo valore religioso.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli