Un nostro autorevole
socio e caro amico ci manda un pensiero in occasione della Commemorazione dei
fedeli defunti
Carissimi consoci,
tra pochi giorni la Chiesa
commemora i fedeli defunti.
Con l’occasione non possiamo scordarci dei
nostri parenti morti tempo fa e, soprattutto, dei nostri cari consoci, i
Catanzaro, le signore Mirabella, Cretella, Caturano, Di Bitetto-Cannarozzi, il
generale Zappulla, Ranalli, Grilli, l’avv. Sesti di Belmonte Calabro, che pur
non essendo iscritto in AC, compartecipava con piacere a tutte le nostre
iniziative.
La morte è qualcosa di serio. Ci riempie di
dolore. Ci pone degli interrogativi sul suo significato. E’ un mistero. A volte
l’unico legame che si possiede tra l’oggi e il domani è nascosto nella sfera
più intima di noi, quella dei ricordi, degli affetti, della memoria…
E’ un legame ben radicato tra terra e cielo,
vivi e morti.
E quante volte viene anche a noi di sbottare:
“Come si fa a parlare di vita e di speranza, quando una persona a cui vuoi bene
muore?”.
Mentre ci si interroga e si resta in silenzio
in ascolto, ricordiamoci che se la morte va chiamata con il suo nome, anche la
vita ha un bel nome, che va gridato con coraggio.
Nelle apparizioni di Gesù risorto c’è la
paura, ma poi scoppia la gioia. E’ il senso del ricordo cristiano dei defunti:
non si deve avere paura, anzi bisogna abbracciare la morte con la vita. La fine
di questa vita è l’inizio di un’altra. Chi muore sarà ritrovato.
Carissimi, un nuovo germoglio ci attende. E’
la Pasqua dei figli della Chiesa. Di tutti noi.
Vi abbraccio con tanto affetto.