Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
23
Il tempo
nel quale la chiesa e la società vivevano una integrazione profonda è quasi
solo un ricordo; la forza di socializzazione è diminuita. Eppure occorre visibilizzare l'unione di tutti coloro che ubbidiscono
all'imperativo divino della fraternità e della speranza. Affinché anche
l'ordine materiale e le strutture temporali portino traccia del rinnovamento
evangelico. La comunione di fede e di carità impedisce di chiudersi nel ghetto
e nel particolarismo.
[Ci] è
chiesto di fare attenzione all'uomo concreto attraverso una comunità concreta.
La chiesa cattolica è la chiesa che si mostra in realizzazione, che passa dagli
universali oggettivi agli eventi soggettivi. Ciò comporta una valorizzazione
delle specificità.
A volte
ci manca la pazienza e il rispetto. [Cerchiamo]
schemi di uniformità e di perfezione
puramente teorici.
Ogni
cultura ha bisogno di redenzione. E' vero:
non esiste una cultura totalmente cristiana. Ma non è meno vero che è necessario accettare di
passare da una presenza istituzionale alla presenza personale e per piccoli
gruppi. Bisogna arrivare alla presenza totale per un cammino di presenze parziali.
Per fare una ecclesiologia che non si impantani nel formalismo, ma sappia stare
attenta al concreto, la via è quella di
porre "al centro, prima di tutto, l'evento originario che fa la chiesa, il
fatto, cioè, che esistono due o tre persone, riunite nel nome di Gesù, che
credono e comunicano nella fede" (cita il teologo Severino Danich).
Siamo gente
troppo abituata al centralismo e all'uniformità, non sappiamo gestire in modo
costruttivo il ruolo delle autonomie locali, né quello di minoranza, né la
presenza policentrica, né un sano pluralismo
nel pregare e nel celebrare, nell'amare e servire, nel vivere e
nell'attendere. L'identità cristiana è anche identità in via, e allora
"senza spazio concesso alla critica, alla sperimentazione, all'opinione …
la chiesa rischia di ridursi a museo di esperienze del passato e di non aprire
speranza per il futuro" [cita il teologo Luigi Sartori].
Mie considerazioni
A
conclusione del suo libro, Mondin segnalò problemi che ad oggi non sono stati
superati, anzi semmai si sono aggravati. La critica alla chiesa-museo si
ritrova anche nelle parole del nostro nuovo vescovo e padre universale. Ma
ormai ci siamo abituati ad attendere dall'alto le parole d'ordine, le soluzioni;
troviamo difficoltà a sperimentarle, provando ad attuarle lì dove concretamente
abbiamo possibilità di operare, di influire. Il lavoro in un gruppo di Azione
Cattolica è l'occasione per farlo, il luogo in cui si possono sperimentare
nuove mediazioni culturali a partire dalle proprie concrete esperienza di vita.
Chi vi cercasse schemi per irreggimentare
la propria vita di fede, rimarrebbe deluso. Non così chi, nell'era che sembra
stia per concludersi di questi tempi, venne allontanato da una vita collettiva
di fede perché insofferente dell'uniformità e degli schematismi che parevano
doverla necessariamente caratterizzare. Per
queste persone l'impegno in Azione Cattolica potrebbe offrire l'opportunità per
riprendere a vivere e a manifestare la fede in una comunità concreta, viva, e
come parte viva di essa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli