lunedì 7 luglio 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale - 23


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982


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 Il tempo nel quale la chiesa e la società vivevano una integrazione profonda è quasi solo un ricordo; la forza di socializzazione è diminuita. Eppure occorre visibilizzare  l'unione di tutti coloro che ubbidiscono all'imperativo divino della fraternità e della speranza. Affinché anche l'ordine materiale e le strutture temporali portino traccia del rinnovamento evangelico. La comunione di fede e di carità impedisce di chiudersi nel ghetto e nel particolarismo.
 [Ci] è chiesto di fare attenzione all'uomo concreto attraverso una comunità concreta. La chiesa cattolica è la chiesa che si mostra in realizzazione, che passa dagli universali oggettivi agli eventi soggettivi. Ciò comporta una valorizzazione delle specificità.
 A volte ci  manca la pazienza e il rispetto. [Cerchiamo] schemi di uniformità  e di perfezione puramente teorici.
 Ogni cultura ha bisogno di redenzione. E' vero:  non esiste una cultura totalmente cristiana. Ma non  è meno vero che è necessario accettare di passare da una presenza istituzionale alla presenza personale e per piccoli gruppi. Bisogna arrivare alla presenza totale per un cammino di presenze parziali. Per fare una ecclesiologia che non si impantani nel formalismo, ma sappia stare attenta al concreto, la via   è quella di porre "al centro, prima di tutto, l'evento originario che fa la chiesa, il fatto, cioè, che esistono due o tre persone, riunite nel nome di Gesù, che credono e comunicano nella fede" (cita il teologo Severino Danich).
 Siamo gente troppo abituata al centralismo e all'uniformità, non sappiamo gestire in modo costruttivo il ruolo delle autonomie locali, né quello di minoranza, né la presenza policentrica, né un sano pluralismo  nel pregare e nel celebrare, nell'amare e servire, nel vivere e nell'attendere. L'identità cristiana è anche identità in via, e allora "senza spazio concesso alla critica, alla sperimentazione, all'opinione … la chiesa rischia di ridursi a museo di esperienze del passato e di non aprire speranza per il futuro" [cita il teologo Luigi Sartori].
 
Mie considerazioni
 
  A conclusione del suo libro, Mondin segnalò problemi che ad oggi non sono stati superati, anzi semmai si sono aggravati. La critica alla chiesa-museo si ritrova anche nelle parole del nostro nuovo vescovo e padre universale. Ma ormai ci siamo abituati ad attendere dall'alto le parole d'ordine, le soluzioni; troviamo difficoltà a sperimentarle, provando ad attuarle lì dove concretamente abbiamo possibilità di operare, di influire. Il lavoro in un gruppo di Azione Cattolica è l'occasione per farlo, il luogo in cui si possono sperimentare nuove mediazioni culturali a partire dalle proprie concrete esperienza di vita. Chi  vi cercasse schemi per irreggimentare la propria vita di fede, rimarrebbe deluso. Non così chi, nell'era che sembra stia per concludersi di questi tempi, venne allontanato da una vita collettiva di fede perché insofferente dell'uniformità e degli schematismi che parevano doverla necessariamente  caratterizzare. Per queste persone l'impegno in Azione Cattolica potrebbe offrire l'opportunità per riprendere a vivere e a manifestare la fede in una comunità concreta, viva, e come parte viva di essa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli