domenica 9 marzo 2014

Problemi


Problemi

 

 Nel corso dell'incontro del vescovo ausiliare di settore con i gruppi presenti in parrocchia sono stati proposti e sono emersi alcuni problemi.
 Il nostro quartiere è piuttosto popoloso, ma le iscrizioni al catechismo per la Prima Comunione diminuiscono. La catechesi dei fanciulli potrebbe essere aggiornata nei metodi. I catechisti impegnati nella catechesi per la preparazione alla Cresima sono scontenti dei candidati al sacramento, alcuni dei quali a loro avviso  addirittura non meriterebbero di esservi ammessi. Nei corsi per la preparazione al matrimonio alcune coppie abbandonano e ciò viene ritenuto, in fondo,  un buon risultato, perché sono ammesse al sacramento solo quelle meglio motivate e che garantiscono un impegno più serio e duraturo. Tirando le somme il punto dolente riguarda l'iniziazione sacramentale, che nella nostra parrocchia risente molto dell'impostazione promossa dal Cammino Neocatecumenale, il quale presenta sé stesso come uno strumento per la catechesi al servizio delle diocesi, quindi come una struttura specializzata  nella catechesi. In effetti la catechesi parrocchiale è organizzata in modo da sfociare nelle comunità di quell'organizzazione. Ma non tutti, ad esempio io, condividono gli  stili di vita da essa proposti, che del resto non sono gli unici ammessi nella Chiesa contemporanea. Per fare un esempio, io e mia moglie siamo legati da un matrimonio cattolico da ventisei anni e pensiamo di essere stati abbastanza aperti alla vita, ma non ci siamo posti l'obiettivo di avere più di due figli e, innanzi tutto, di avere tutti i figli che biologicamente avremmo potuto avere. Non è così che concepiamo l'apertura alla vita. Tenuto conto di tutte le circostanze della nostra vita, abbiamo deciso, riteniamo responsabilmente, di averne due. Naturalmente ne avremmo accettati anche di più, se fossero venuti. Ma abbiamo scelto liberamente di averne due. Questa scelta non è considerata buona nella nostra parrocchia e ce lo hanno detto chiaramente e ripetutamente. Ma io e mia moglie non condividiamo queste critiche e abbiamo deciso tuttavia di rimanere in parrocchia, impegnandoci con le nostre due figlie nel gruppo di Azione Cattolica. Del resto io e mia moglie siamo stati in Azione Cattolica fin da giovani universitari. Le nostre due figlie ci hanno seguito perché nel gruppo di Azione Cattolica hanno trovato un ambiente accogliente, benché l'età media degli aderenti sia piuttosto alta. Ma certamente per certi aspetti le idee correnti in Azione Cattolica, e non parlo di quelle mie particolari o di quelle dei singoli membri del gruppo, ma di quelle che costituiscono il manifesto dell'associazione a livello nazionale, appaiono in rotta di collisione con quelle correnti nel Cammino Neocatecumenale. Le ragioni della crisi delle nuove adesioni al gruppo parrocchiale dell'Azione Cattolica affondano nella storia degli ultimi quarant'anni e sicuramente si tratta di un fenomeno che cominciò a manifestarsi negli scorsi anni Settanta, ben prima dell'arrivo del Cammino Neocatecumenale nella nostra parrocchia.  Però il fatto che nella nostra parrocchia sia stato istituito, per così dire, una sorta di vaglio catechetico che in definitiva lascia filtrare solo le persone disposte ad accettare l'ideologia del Cammino Neocatecumenale può aver  influito non poco. E ritengo che, se avessimo costretto le nostre figlie a seguire quell'ideologia, esse avrebbero probabilmente abbandonato la pratica religiosa, come verosimilmente è accaduto a loro coetanei del catechismo per la Cresima che non si vedono più in parrocchia. Io e mia moglie le abbiamo invece lasciate libere di aderire o non aderire a quell'impostazione, rifiutando qualsiasi tipo di coercizione e non ammettendo che venisse esercitata da altri. Bisognerebbe capire quanta gente, spinta verso quell'ideologia, vi si sia scontrata, rimbalzando fuori della chiesa parrocchiale. In molti dei miei interventi su questo blog ho cercato di evidenziare questo problema. Le persone, accostandosi alla parrocchia, desiderano essere riconosciute come gente di fede; non accettano di essere prese per pagane. Non accettano che si dica loro che devono ricominciare tutto da capo, che bisogna distruggere tutto quello che nella loro vita hanno costruito, per ricominciare dall'inizio secondo un metodo e principi stabiliti da altri. Ho scritto in precedenza che, a mio parere,  la fede non si costruisce su macerie umane. E che la base del dialogo costruttivo con gli altri è riconoscere la pari dignità delle persone. Quelli che ho ora ricordato mi sembrano aspetti critici nell'impostazione della catechesi del Cammino Neocatecumenale, per quello che ne so.
 All'inizio dell'anno liturgico era stato proposto al nostro gruppo di occuparsi di conversazioni con i genitori dei bambini del catechismo della Prima Comunione, i quali spesso passano un'ora  a chiacchierare nel cortile della parrocchia, attendendo l'uscita dei figli. Perché non utilizzare quell'ora di attesa per cercare di impostare un dialogo con loro, per capire come la pensano, che cosa cercano, i problemi che hanno, ciò che si attendono dalla parrocchia, come vivono la loro fede?, ci si è chiesti. Poi però non se ne è fatto nulla. Certo il nostro gruppo è costituito di persone piuttosto anziane, ma c'erano  persone che avrebbero dato la loro disponibilità per questo lavoro, e anche persone più  giovani della media. Perché questa iniziativa non è stata sviluppata? E' possibile che siamo stati considerati non tanto affidabili e certamente, se si prende un impegno, bisogna poi condurlo a termine e dare garanzie in questo senso. E io per primo casco e pendo da tutte le parti e sono fortemente impegnato nel lavoro, mi resta poco tempo residuo. Ma non posso non pensare che ci sia stato dell'altro, che abbia  inciso quella sorta di diffidenza che circonda il nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica, che è accettato fin tanto che si presenta come un'esperienza ad esaurimento, per gli anziani residui, una sorta di gruppo anziani particolare, e non quando manifesta pienamente tutte le alte idealità che hanno caratterizzato la nostra esperienza associativa, che dalla fine degli anni '60 è centrata sull'attuazione e sviluppo dei principi, innanzi tutto di apertura e di dialogo con il mondo,  promulgati nel corso del Concilio Vaticano 2°.
 Detto questo, devo aggiungere anche un apprezzamento per il generoso impegno che gli amici del Cammino Neocatecumenale mettono in tutto ciò che fanno, che sicuramente è animato da una fede intensa e viva. Il nostro quartiere, per quanto risenta meno di alcuni problemi  che caratterizzano altre zone periferiche della città, non è un ambiente sociale facile. E' una zona con molti anziani, con la mentalità tipica della loro età, in cui quelli più giovani tornano essenzialmente per dormire. L'idea di radicarvi una comunità caratterizzata da forme più forti di solidarietà personale, di farvi tornare i bambini  e i ragazzi, come succedeva quando io fui bambino e ragazzo, negli anni '60 e '70, è bella. Non lasciare nessuno solo con il suo dolore, raggiungere tutti i sofferenti e farlo nello spirito del Vangelo, questa mi pare la migliore idealità di quell'organizzazione. Quando sento le testimonianze di coloro che hanno aderito a quell'impegno di vita capisco che effettivamente il contatto con le comunità neocatecumenali ha cambiato la  loro vita in meglio. Io credo a quelle testimonianze, perché mi sembrano sincere. E del resto senza un  impegno sincero non si potrebbe affrontare uno stile di vita piuttosto faticoso, centrato com'è nella creazione di famiglie molto numerose, quindi nello spendersi totalmente per altri che sono bisognosi di tutto, come i bambini e i ragazzi sono, una dedizione veramente totale, a cui si aggiunge quella verso coloro che chiedono aiuto accostandosi alla comunità. Ho sentito di dover precisare questo, anche se continuo a non condividere quella impostazione di vita. Io sono diverso da loro, ma  non vorrei che loro fossero diversi da come sono. Li accetto e li apprezzo per come sono.
 Se però veramente si vuole impostare su basi nuove un dialogo con la gente del quartiere, innanzi tutto per farla avvicinare alla parrocchia per capire chi è, come la pensa, che cosa desidera, quali problemi ha, bisogna che le occasioni di questi nuovi contatti non siano strutturate secondo i metodi che vanno bene quando si cerca di tenere unita una comunità molto coesa, di gente che già condivide una certa impostazione, come sono le comunità neocatecumenali. Non si tratta infatti di setacciare le persone che ci sembrano giuste, rimandando indietro quelle che non ci appaiono tali, ma di accogliere e ascoltare tutti, veramente tutti, innanzi tutto rispettandoli nella loro dignità e riconoscendoli come gente di fede.
 Io sono uno di quelli che, da ragazzo, emigrò dalla nostra parrocchia ad un'altra parrocchia. Mia madre era stata scout, mi aveva parlato tanto di questa sua esperienza e mi ci aveva appassionato. Quando però ebbi l'età da lupetto fu chiuso il gruppo scout della nostra parrocchia, non so per quale motivo, probabilmente per carenza di capi. E, insomma, iniziai  a fare il lupetto  nella vicina parrocchia degli Angeli Custodi, a piazza Sempione e li rimasi per tutto il mio scoutismo. Poi passai alla parrocchia di mia moglie, San Saba  all'Aventino. Tornato all'inizio degli anni '90 nel quartiere con la mia primogenita, avevo perso i contatti con la parrocchia, nella quale mia madre era stata a lungo catechista e aveva animato uno dei gruppi di preghiera. Le mie due figlie hanno ricevuto l'iniziazione religiosa nella nostra parrocchia, come era accaduto a me negli anni Sessanta. Nel corso del loro catechismo ho cominciato a riscontrare i problemi di cui ho parlato. Ma sono stato troppo impegnato nel lavoro per dedicare tempo alla parrocchia. La mia vita associativa si è svolta nel M.E.I.C., nel gruppo presso l'Università La Sapienza. Dopo che una lunga malattia aveva ridotto, per così dire, il mio raggio d'azione, ho deciso di aderire, con mia moglie, al gruppo parrocchiale di Azione Cattolica. Le nostre figlie ci hanno seguito. Con questo blog, che coltivo la sera tardi tornato dal lavoro, ho cercato di stendere una rete nel quartiere, ma con scarsi risultati, mi pare, almeno finora. La  rubrica più seguita è la sintesi delle omelie della Messa domenicale e sono lieto di avere finalmente potuto rendere un servizio alla parrocchia, di poter essere finalmente utile, dopo tanti anni di lontananza (questa domenica sono in ritardo con la sintesi dell'omelia che i miei hanno registrato, perché l'ho trascorsa in ufficio).  Gli amici del Cammino Neocatecumentale della parrocchia hanno sicuramente dato un contributo molto più importante del mio.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli