Problemi
Nel corso
dell'incontro del vescovo ausiliare di settore con i gruppi presenti in
parrocchia sono stati proposti e sono emersi alcuni problemi.
Il nostro quartiere è
piuttosto popoloso, ma le iscrizioni al catechismo per la Prima Comunione
diminuiscono. La catechesi dei fanciulli potrebbe essere aggiornata nei metodi.
I catechisti impegnati nella catechesi per la preparazione alla Cresima sono scontenti
dei candidati al sacramento, alcuni dei quali a loro avviso addirittura non meriterebbero di esservi
ammessi. Nei corsi per la preparazione al matrimonio alcune coppie abbandonano
e ciò viene ritenuto, in fondo, un buon
risultato, perché sono ammesse al sacramento solo quelle meglio motivate e che
garantiscono un impegno più serio e duraturo. Tirando le somme il punto dolente
riguarda l'iniziazione sacramentale, che nella nostra parrocchia risente molto
dell'impostazione promossa dal Cammino Neocatecumenale, il quale presenta sé
stesso come uno strumento per la catechesi al servizio delle diocesi, quindi
come una struttura specializzata nella catechesi. In effetti la catechesi
parrocchiale è organizzata in modo da sfociare nelle comunità di
quell'organizzazione. Ma non tutti, ad esempio io, condividono gli stili di vita da essa proposti, che del resto
non sono gli unici ammessi nella Chiesa contemporanea. Per fare un esempio, io
e mia moglie siamo legati da un matrimonio cattolico da ventisei anni e
pensiamo di essere stati abbastanza aperti alla vita, ma non ci siamo posti
l'obiettivo di avere più di due figli e, innanzi tutto, di avere tutti i figli
che biologicamente avremmo potuto avere. Non è così che concepiamo l'apertura
alla vita. Tenuto conto di tutte le circostanze della nostra vita, abbiamo
deciso, riteniamo responsabilmente, di averne due. Naturalmente ne avremmo
accettati anche di più, se fossero venuti. Ma abbiamo scelto liberamente di
averne due. Questa scelta non è considerata buona nella nostra parrocchia e ce
lo hanno detto chiaramente e ripetutamente. Ma io e mia moglie non condividiamo
queste critiche e abbiamo deciso tuttavia di rimanere in parrocchia,
impegnandoci con le nostre due figlie nel gruppo di Azione Cattolica. Del resto
io e mia moglie siamo stati in Azione Cattolica fin da giovani universitari. Le
nostre due figlie ci hanno seguito perché nel gruppo di Azione Cattolica hanno
trovato un ambiente accogliente, benché l'età media degli aderenti sia
piuttosto alta. Ma certamente per certi aspetti le idee correnti in Azione
Cattolica, e non parlo di quelle mie particolari o di quelle dei singoli membri
del gruppo, ma di quelle che costituiscono il manifesto dell'associazione a
livello nazionale, appaiono in rotta di collisione con
quelle correnti nel Cammino Neocatecumenale. Le ragioni della crisi delle nuove
adesioni al gruppo parrocchiale dell'Azione Cattolica affondano nella storia
degli ultimi quarant'anni e sicuramente si tratta di un fenomeno che cominciò a
manifestarsi negli scorsi anni Settanta, ben prima dell'arrivo del Cammino Neocatecumenale
nella nostra parrocchia. Però
il fatto che nella nostra parrocchia sia stato istituito, per così dire, una
sorta di vaglio catechetico che in definitiva lascia filtrare solo le persone
disposte ad accettare l'ideologia del Cammino Neocatecumenale può aver influito non poco. E ritengo
che, se avessimo costretto le nostre figlie a seguire quell'ideologia, esse
avrebbero probabilmente abbandonato la pratica religiosa, come verosimilmente è
accaduto a loro coetanei del catechismo per la Cresima che non si vedono più in
parrocchia. Io e mia moglie le abbiamo invece lasciate libere di aderire o non
aderire a quell'impostazione, rifiutando qualsiasi tipo di coercizione e non
ammettendo che venisse esercitata da altri. Bisognerebbe capire quanta gente,
spinta verso quell'ideologia, vi si sia scontrata, rimbalzando fuori della
chiesa parrocchiale. In molti dei miei interventi su questo blog ho cercato di
evidenziare questo problema. Le persone, accostandosi alla parrocchia,
desiderano essere riconosciute come
gente di fede; non accettano di essere prese per pagane. Non accettano che si dica loro che devono ricominciare tutto da capo, che bisogna distruggere tutto quello
che nella loro vita hanno costruito, per ricominciare dall'inizio secondo un
metodo e principi stabiliti da altri. Ho scritto in precedenza che, a mio
parere, la fede non si costruisce su macerie umane.
E che la base del dialogo costruttivo con gli altri è riconoscere la pari dignità delle persone. Quelli che ho ora
ricordato mi sembrano aspetti critici nell'impostazione della catechesi del
Cammino Neocatecumenale, per quello che ne so.
All'inizio dell'anno
liturgico era stato proposto al nostro gruppo di occuparsi di conversazioni con
i genitori dei bambini del catechismo della Prima Comunione, i quali spesso
passano un'ora a chiacchierare nel
cortile della parrocchia, attendendo l'uscita dei figli. Perché non utilizzare
quell'ora di attesa per cercare di impostare un dialogo con loro, per capire
come la pensano, che cosa cercano, i problemi che hanno, ciò che si attendono
dalla parrocchia, come vivono la loro fede?, ci si è chiesti. Poi però non se
ne è fatto nulla. Certo il nostro gruppo è costituito di persone piuttosto
anziane, ma c'erano persone che
avrebbero dato la loro disponibilità per questo lavoro, e anche persone
più giovani della media. Perché questa
iniziativa non è stata sviluppata? E' possibile che siamo stati considerati non
tanto affidabili e certamente, se si prende un impegno, bisogna poi condurlo a
termine e dare garanzie in questo senso. E io per primo casco e pendo da tutte
le parti e sono fortemente impegnato nel lavoro, mi resta poco tempo residuo. Ma
non posso non pensare che ci sia stato dell'altro, che abbia inciso quella sorta di diffidenza che
circonda il nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica, che è accettato fin
tanto che si presenta come un'esperienza ad
esaurimento, per gli anziani residui, una sorta di gruppo anziani particolare, e non quando manifesta pienamente tutte
le alte idealità che hanno caratterizzato la nostra esperienza associativa, che
dalla fine degli anni '60 è centrata sull'attuazione e sviluppo dei principi,
innanzi tutto di apertura e di dialogo con il mondo, promulgati nel corso del Concilio Vaticano 2°.
Detto questo, devo
aggiungere anche un apprezzamento per il generoso impegno che gli amici del
Cammino Neocatecumenale mettono in tutto ciò che fanno, che sicuramente è
animato da una fede intensa e viva. Il nostro quartiere, per quanto risenta
meno di alcuni problemi che caratterizzano altre zone periferiche della
città, non è un ambiente sociale facile. E' una zona con molti anziani, con la
mentalità tipica della loro età, in cui quelli più giovani tornano
essenzialmente per dormire. L'idea di radicarvi una comunità caratterizzata da
forme più forti di solidarietà personale, di farvi tornare i bambini e i ragazzi, come succedeva quando io fui
bambino e ragazzo, negli anni '60 e '70, è bella. Non lasciare nessuno solo con
il suo dolore, raggiungere tutti i sofferenti e farlo nello spirito del
Vangelo, questa mi pare la migliore idealità di quell'organizzazione. Quando
sento le testimonianze di coloro che hanno aderito a quell'impegno di vita
capisco che effettivamente il contatto con le comunità neocatecumenali ha
cambiato la loro vita in meglio. Io
credo a quelle testimonianze, perché mi sembrano sincere. E del resto senza
un impegno sincero non si potrebbe
affrontare uno stile di vita piuttosto faticoso, centrato com'è nella creazione
di famiglie molto numerose, quindi nello spendersi totalmente per altri che
sono bisognosi di tutto, come i bambini e i ragazzi sono, una dedizione
veramente totale, a cui si aggiunge quella verso coloro che chiedono aiuto
accostandosi alla comunità. Ho sentito di dover precisare questo, anche se
continuo a non condividere quella impostazione di vita. Io sono diverso da
loro, ma non vorrei che loro fossero
diversi da come sono. Li accetto e li apprezzo per come sono.
Se però veramente si
vuole impostare su basi nuove un dialogo con la gente del quartiere, innanzi
tutto per farla avvicinare alla parrocchia per capire chi è, come la pensa, che
cosa desidera, quali problemi ha, bisogna che le occasioni di questi nuovi
contatti non siano strutturate secondo i metodi che vanno bene quando si cerca
di tenere unita una comunità molto coesa, di gente che già condivide una certa
impostazione, come sono le comunità neocatecumenali. Non si tratta infatti di
setacciare le persone che ci sembrano giuste, rimandando indietro quelle che
non ci appaiono tali, ma di accogliere e ascoltare tutti, veramente tutti, innanzi
tutto rispettandoli nella loro
dignità e riconoscendoli come gente
di fede.
Io sono uno di quelli
che, da ragazzo, emigrò dalla nostra parrocchia ad un'altra parrocchia. Mia
madre era stata scout, mi aveva parlato tanto di questa sua esperienza e mi ci
aveva appassionato. Quando però ebbi l'età da lupetto fu chiuso il gruppo scout della nostra parrocchia, non so
per quale motivo, probabilmente per carenza di capi. E, insomma, iniziai a fare il lupetto
nella vicina parrocchia degli Angeli Custodi, a piazza Sempione e li
rimasi per tutto il mio scoutismo. Poi passai alla parrocchia di mia moglie, San Saba all'Aventino. Tornato all'inizio degli anni
'90 nel quartiere con la mia primogenita, avevo perso i contatti con la
parrocchia, nella quale mia madre era stata a lungo catechista e aveva animato
uno dei gruppi di preghiera. Le mie due figlie hanno ricevuto l'iniziazione
religiosa nella nostra parrocchia, come era accaduto a me negli anni Sessanta. Nel
corso del loro catechismo ho cominciato a riscontrare i problemi di cui ho
parlato. Ma sono stato troppo impegnato nel lavoro per dedicare tempo alla
parrocchia. La mia vita associativa si è svolta nel M.E.I.C., nel gruppo presso l'Università La Sapienza. Dopo che una
lunga malattia aveva ridotto, per così dire, il mio raggio d'azione, ho deciso
di aderire, con mia moglie, al gruppo parrocchiale di Azione Cattolica. Le
nostre figlie ci hanno seguito. Con questo blog, che coltivo la sera tardi
tornato dal lavoro, ho cercato di stendere una rete nel quartiere, ma con
scarsi risultati, mi pare, almeno finora. La
rubrica più seguita è la sintesi delle omelie della Messa domenicale e
sono lieto di avere finalmente potuto rendere un servizio alla parrocchia, di
poter essere finalmente utile, dopo tanti anni di lontananza (questa domenica
sono in ritardo con la sintesi dell'omelia che i miei hanno registrato, perché
l'ho trascorsa in ufficio). Gli amici
del Cammino Neocatecumentale della parrocchia hanno sicuramente dato un
contributo molto più importante del mio.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli