lunedì 3 febbraio 2014

Riprendere una tradizione culturale


Riprendere una tradizione culturale

 
  Questo blog è uno dei modi in cui nel nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica vogliamo essere "Chiesa in uscita", secondo una delle espressioni più significative usate dal nostro vescovo e padre universale nella sua recente esortazione. Come credo sia piuttosto evidente, non si propone di raggiungere gli altri per proporre e spiegare una dottrina, né per proporre soluzioni esistenziali. Chi ricerca questo non vi troverà alcun interesse. Noi vogliamo raggiungere le coscienze di persone che ancora non conosciamo per presentare loro una tradizione culturale e sollecitare il loro impegno, la loro collaborazione ad un lavor comune. Di questa tradizione io, che ho creato questo blog e che prevalentemente vi scrivo, intendo farmi veicolo e, in questo senso, mediatore.  Questo termine, mediazione, è molto importante, perché è al centro di quella tradizione. In fatti quest'ultima è conosciuta come quella della mediazione culturale. E quando mi riferisco alla  cultura non intendo riferirmi alla conoscenza nel senso di erudizione, ma, in senso sociologico, a un complesso coerente di modi di intendere la vita, di interagire con il mondo, di interpretare il senso della storia, di vivere insieme, di organizzare le conoscenze, di progettare il futuro che le collettività costruiscono nelle loro dinamiche.
 La nostra collettività religiosa come oggi ci si presenta è improntata generalmente ad una diversa tradizione culturale che, utilizzando una terminologia in voga all'inizio degli anni '80, possiamo definire come quella della presenza.  Essa in Italia prevalse proprio in quegli anni, dopo accesi contrasti ideologici, e ciò fondamentalmente sull'onda di svolte epocali che a quell'epoca si produssero in Europa e che videro tra i principali protagonisti il nostro vertice romano. La crisi del modello ideologico e politico sovietico fu in qualche modo innescata da quella del regime polacco, che, a sua volta, venne determinata dall'azione politica di un modello di collettività della nostra fede molto coeso, animato da un forte nazionalismo religioso, e stretto intorno al suo clero e ai vertici di esso. Questo fu il modello che, da allora, fu proposto come esemplare anche su scala globale, quindi molto oltre l'area geografica e politica in cui si era diffuso e in cui aveva agito in senso rivoluzionario. Esso presenta per il clero un vantaggio piuttosto rilevante, perché si basa prevalentemente sulla cultura e sul linguaggio della nostra teologia, che costituiscono la base della sua formazione.
 In Italia, prima della metà degli anni '80, si era stati estranei al modello della presenza e ciò fondamentalmente per la grande varietà di tradizioni religiose locali che ha sempre caratterizzato i nostri popoli, per cui la nostra collettività religiosa non si era mai concepita come coesa dal punto di vista degli stili di vita, anche se cercava di mantenersi tale sotto il profilo ideologico. In generale, e semplificando molto, è possibile avere una idea sommaria del senso dell'evoluzione storica delle dinamiche ideali vive nella nostra collettività religiose dalla metà dell'Ottocento, osservando che esse si erano sviluppate intorno alla dialettica tra l'influenza politica del nostro vertice romano e quella sviluppata da formazioni che lavoravano secondo il modo della mediazione culturale. Si trattò fondamentalmente di un confronto tra diverse concezioni politiche, intendendo politica nel senso del pensiero di Giuseppe Lazzati (professore universitario e politico italiano, 1909/1986) come costruzione della città dell'uomo, dell'ambiente sociale in cui le personalità individuali trovano modo di svilupparsi e realizzarsi nella loro natura e in libertà, perché, sebbene ciclicamente il dibattito fu drammatizzato proponendo conflitti su base teologica (come ancora oggi talvolta avviene), in realtà le questioni di fondo della nostra fede non erano vi furono veramente implicate.
 In qualche modo quella che negli anni '80 venne definita come cultura della presenza fu presentata come un modo di superare quel confronto ideale a cui ho accennato. Lo si fece sulla base del carisma personale sviluppato dal supremo nostro capo religioso di quegli anni, persona la quale nessuno voleva effettivamente mettere in discussione. Intorno a lui anche la nostra collettività religiosa nazionale apparve come pacificarsi. Le masse apparvero di nuovo convergere negli eventi religiosi. Nel valutare i risultati di questa nuova politica religiosa si tese a sopravvalutare molto la portata reale di certi fenomeni, convincendosi che all'apparenza corrispondesse anche una sostanza. Il processo di disillusione risale grosso modo al 2005, quando ai laici italiani venne un forte appello a impegnarsi nuovamente nel campo della mediazione culturale. Ma le forze erano ormai disperse, un gelo era calato sulle forze che in passato avevano espresso questa tradizione culturale. Quest'ultima si era molto affievolita, se non interrotta. Andava ricostruita dalle basi, attraverso un lavoro di formazione delle coscienze. In questo ha sempre operato attivamente la nostra Azione Cattolica, in particolare con le pubblicazioni dalla sua editrice A.V.E..
  Dopo vent'anni di  cultura della presenza si constata che la presenza della nostra collettività religiosa nella vita nazionale non è migliorata, anzi. L'unico settore in cui le nostre idealità di fede hanno influito abbastanza nella nostra società, ottenendo talvolta un consenso maggioritario, è quello politico. In questo campo tuttavia l'iniziativa, che è fondamentalmente quella di laici di fede, è destinata a rimanere in qualche modo anonima, per la mancanza di un corrispondente orizzonte ideologico che consenta di definirne le caratteristiche in materia di relazioni tra fede  e storia, quindi per la mancanza di una aggiornata mediazione culturale.
 Da oggi intendo sviluppare alcune riflessioni sui temi della mediazione culturale utilizzando i miei appunti di lettura di un testo che risale, appunto, all'inizio degli anni '80: di Bruno Secondin, Messaggio evangelico e culture - Problemi e dinamiche della mediazione culturale, Edizioni Paoline, 1982. Il testo è stato ristampato negli anni '90, ma attualmente non è più in commercio.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in san Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli