Riprendere una
tradizione culturale
Questo blog è uno dei modi in cui nel nostro
gruppo parrocchiale di Azione Cattolica vogliamo essere "Chiesa in uscita", secondo una delle espressioni più
significative usate dal nostro vescovo e padre universale nella sua recente esortazione. Come credo sia piuttosto
evidente, non si propone di raggiungere gli altri per proporre e spiegare una
dottrina, né per proporre soluzioni esistenziali. Chi ricerca questo non vi
troverà alcun interesse. Noi vogliamo raggiungere le coscienze di persone che
ancora non conosciamo per presentare loro una tradizione culturale e
sollecitare il loro impegno, la loro collaborazione ad un lavor comune. Di
questa tradizione io, che ho creato questo blog e che prevalentemente vi
scrivo, intendo farmi veicolo e, in questo senso, mediatore. Questo termine, mediazione, è molto importante, perché è
al centro di quella tradizione. In fatti quest'ultima è conosciuta come quella
della mediazione culturale. E quando
mi riferisco alla cultura non intendo riferirmi alla
conoscenza nel senso di erudizione,
ma, in senso sociologico, a un complesso coerente di modi di intendere la vita,
di interagire con il mondo, di interpretare il senso della storia, di vivere
insieme, di organizzare le conoscenze, di progettare il futuro che le
collettività costruiscono nelle loro dinamiche.
La nostra
collettività religiosa come oggi ci si presenta è improntata generalmente ad
una diversa tradizione culturale che, utilizzando una terminologia in voga
all'inizio degli anni '80, possiamo definire come quella della presenza. Essa in Italia prevalse proprio in quegli
anni, dopo accesi contrasti ideologici, e ciò fondamentalmente sull'onda di
svolte epocali che a quell'epoca si produssero in Europa e che videro tra i
principali protagonisti il nostro vertice romano. La crisi del modello
ideologico e politico sovietico fu in qualche modo innescata da quella del
regime polacco, che, a sua volta, venne determinata dall'azione politica di un
modello di collettività della nostra fede molto coeso, animato da un forte nazionalismo religioso, e stretto
intorno al suo clero e ai vertici di esso. Questo fu il modello che, da allora,
fu proposto come esemplare anche su scala globale, quindi molto oltre l'area
geografica e politica in cui si era diffuso e in cui aveva agito in senso
rivoluzionario. Esso presenta per il clero un vantaggio piuttosto rilevante,
perché si basa prevalentemente sulla cultura e sul linguaggio della nostra
teologia, che costituiscono la base della sua formazione.
In Italia, prima
della metà degli anni '80, si era stati estranei al modello della presenza e ciò fondamentalmente per la
grande varietà di tradizioni religiose locali che ha sempre caratterizzato i
nostri popoli, per cui la nostra collettività religiosa non si era mai
concepita come coesa dal punto di vista degli stili di vita, anche se cercava di mantenersi tale sotto il profilo
ideologico. In generale, e
semplificando molto, è possibile avere una idea sommaria del senso
dell'evoluzione storica delle dinamiche ideali vive nella nostra collettività
religiose dalla metà dell'Ottocento, osservando che esse si erano sviluppate
intorno alla dialettica tra l'influenza politica del nostro vertice romano e
quella sviluppata da formazioni che lavoravano secondo il modo della mediazione culturale. Si trattò
fondamentalmente di un confronto tra diverse concezioni politiche, intendendo politica
nel senso del pensiero di Giuseppe Lazzati (professore universitario e politico
italiano, 1909/1986) come costruzione della città
dell'uomo, dell'ambiente sociale in cui le personalità individuali trovano
modo di svilupparsi e realizzarsi nella loro natura e in libertà, perché,
sebbene ciclicamente il dibattito fu drammatizzato proponendo conflitti su base
teologica (come ancora oggi talvolta avviene), in realtà le questioni di fondo
della nostra fede non erano vi furono veramente implicate.
In qualche modo
quella che negli anni '80 venne definita come cultura della presenza fu presentata come un modo di superare quel
confronto ideale a cui ho accennato. Lo si fece sulla base del carisma
personale sviluppato dal supremo nostro capo religioso di quegli anni, persona
la quale nessuno voleva effettivamente mettere in discussione. Intorno a lui
anche la nostra collettività religiosa nazionale apparve come pacificarsi. Le
masse apparvero di nuovo convergere negli eventi religiosi. Nel valutare i
risultati di questa nuova politica
religiosa si tese a sopravvalutare molto la portata reale di certi fenomeni,
convincendosi che all'apparenza
corrispondesse anche una sostanza. Il
processo di disillusione risale
grosso modo al 2005, quando ai laici italiani venne un forte appello a
impegnarsi nuovamente nel campo della mediazione
culturale. Ma le forze erano ormai disperse, un gelo era calato sulle forze
che in passato avevano espresso questa tradizione culturale. Quest'ultima si
era molto affievolita, se non interrotta. Andava ricostruita dalle basi,
attraverso un lavoro di formazione delle coscienze. In questo ha sempre operato
attivamente la nostra Azione Cattolica, in particolare con le pubblicazioni
dalla sua editrice A.V.E..
Dopo vent'anni di cultura della presenza si constata che la presenza della nostra collettività
religiosa nella vita nazionale non è migliorata, anzi. L'unico settore in cui
le nostre idealità di fede hanno influito abbastanza nella nostra società,
ottenendo talvolta un consenso maggioritario, è quello politico. In questo campo
tuttavia l'iniziativa, che è fondamentalmente quella di laici di fede, è
destinata a rimanere in qualche modo anonima,
per la mancanza di un corrispondente orizzonte ideologico che consenta di definirne
le caratteristiche in materia di relazioni tra fede e storia, quindi per la mancanza di una aggiornata mediazione culturale.
Da oggi intendo sviluppare
alcune riflessioni sui temi della mediazione
culturale utilizzando i miei appunti di lettura di un testo che risale,
appunto, all'inizio degli anni '80: di Bruno Secondin, Messaggio evangelico e culture - Problemi e dinamiche della mediazione
culturale, Edizioni Paoline, 1982. Il testo è stato ristampato negli anni
'90, ma attualmente non è più in commercio.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in san Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli