Religione: costruzione nostra?
A
volte ci si demoralizza quando ci vengono fatti notare i molti indizi del fatto
che la religione, intesa come complesso di concetti, istituzioni, rituali con i
quali esprimiamo la nostra fede in società e nel privato, ha un'origine
sociale. Sembra che, accettando quest'ordine di idee, il legame con il
soprannaturale si attenui o addirittura venga meno. E' un po' come quando, al
tempo dello scienziato Galileo Galilei (1564-1642), sorsero molte polemiche
dall'osservazione migliore delle comete consentite dal nuovo strumento del
cannocchiale e si temette che accettare la concezione che questi oggetti vaganti,
e anzi sotto certi punti di vista stravaganti,
fossero corpi celesti come le stelle e i
pianeti avrebbe sconvolto la cosmologia religiosa (per altro derivata da quella
antica del filosofo greco Aristotele -383/322 a.C.) di un universo
perfettamente regolato dall'alto come un mirabile meccanismo, da cui si faceva
derivare una delle prove
dell'esistenza di un ordinatore soprannaturale (concezione che ai tempi nostri
è proposta dalla dottrina del disegno
intelligente che regola la Creazione).
[Ai tempi di Galileo furono osservate due “novae” (= termine in
lingua latina,si legge "nove"; è il plurale di "nova". Stelle in fase esplosiva) e alcune comete. Queste ultime
preoccuparono la popolazione, perché ritenute un segno infausto. Per Aristotele
il cielo delle stelle, sopra quello della Luna, era eterno e perfetto, a contatto com’era con il Primo Motore. Ci si
chiese come fosse potuto accadere che fossero nate nuove stelle e che in quel
cielo si muovessero le comete. Per Aristotele le comete erano miasmi
provenienti dalla Terra, i quali, per attrito, nel cielo della Luna, al di
sotto del cielo delle stelle, si
incendiavano. Galileo condivideva l’idea che le comete fossero dei miasmi
terrestri, ma riteneva che divenissero visibili dalla Terra perché illuminate
dal Sole. Non riteneva che si trattasse di astri perché attraverso la loro coda poteva essere
osservato il cielo al di là. Poi però ci si accorse che le comete viaggiavano
molto oltre il cielo della Luna, con un’orbita elittica nel cielo delle stelle.
Questo creò notevoli problemi ai sostenitori della cosmologia aristotelica. (dai
miei appunti da una lezione del prof.Carlo Cirotto al MEIC - Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale del 4-5-05)]
Da
un lato resistere al riconoscere la religione come costruzione sociale ostacola
il lavoro, che il papa Giovanni Paolo 2° ha chiamato purificazione della memoria, di individuazione del male sociale che
la religione ha storicamente prodotto, per emendarsene, dall'altro però bisogna
ammettere che c'è il rischio, una volta accettata la concezione della religione
come costruzione sociale, di metterla totalmente in mani umane, vale a dire,
nella maggior parte dei casi, nelle mani dei potenti della Terra. Quest'ultima
concezione è alla base delle critiche più insidiose che si sono fatte contro la
nostra fede, vista come impostura sociale al servizio di dominatori ingiusti,
della supremazia ingiustificata di pochi sulle masse, o come sistema di illusioni collettive con
finalità consolatorie e di controllo sociale.
Imporre la religione come organizzazione di
origine soprannaturale in effetti è storicamente servito a impedire di
sottrarla alle mani umane in cui essa si trovava, che erano quelle dei sovrani
civili e di quelli religiosi. Questi sovrani in Europa si federarono tra loro intorno
al quarto/quinto secolo della nostra era, creando quella che definiamo come civiltà cristiana europea, vale a dire
un'organizzazione sociale su base continentale che aveva nella nostra fede il
suo fondamento ideologico. In questo contesto sociale e nell'Europa occidentale
sotto la sovranità religiosa dei Papi, la specificità della nostra fede venne
sostanzialmente evocata solo quando occorreva salvaguardare l'autonomia
dell'organizzazione del clero, i suoi beni e quelli degli ordini religiosi e il potere del clero sui popoli. A cicliche
crisi tra i sovrani civili e quelli religiosi si succedettero altrettanto
cicliche fasi di composizione dei conflitti, definite da un particolare tipo di
sistemazione pattizia analoga a quella dei trattati internazionali che
nell'epoca contemporanea viene definito concordato.
Tutti i poteri terreni, in forza di questi accordi, venivano ad avere un
fondamento soprannaturale, quindi tendenzialmente immutabile, e si sorreggevano a vicenda, per imporsi alle masse dei
sottoposti, dei sudditi, sui quali esercitavano una sorta di condominio,
regolato appunto da quei patti. Ogni insubordinazione veniva ad essere
contemporaneamente illecita sia sotto il
profilo civile che sotto quello religioso venendo trattata e punita sia come sovversione che come eresia. Nell'Europa occidentale questo
sistema fu all'origine della quasi millenaria organizzazione di polizia
ideologica, governata dal clero ma integrata con la giurisdizione e la polizia
civile, che, pur avendo avuto varie metamorfosi nel tempo e nei vari stati in
cui fu imposta, si ricomprende complessivamente sotto il nome di Inquisizione e che ai tempi nostri si riconosce essere stata una
delle massime tragedie sociali dell'umanità (in relazione all'enormità della
quale risultando addirittura troppo debole la sia pur molto marcata ed
esplicita richiesta di perdono, e
quindi l'ammissione di colpa, fatta
durante il Grande Giubileo dell'Anno 2000 sotto la guida del Papa Giovanni
Paolo 2°).
La situazione mutò radicalmente nella fase di
sviluppo delle democrazie di popolo, tra la fine del Settecento e l'era nostra
(il processo è tuttora in corso). Essa comportò la rottura dei patti che
legavano le dinastie sovrane civili ai sovrani religiosi, che si espresse nel
progressivo e non incontrastato affermarsi del principio supremo della laicità degli stati, che significa il
rifiuto di riconoscere un fondamento soprannaturale ai poteri civili, i quali si vuole ricondurre totalmente al popolo. In Italia, questo processo di
democratizzazione e laicizzazione dello stato si accompagnò a quello di
unificazione nazionale. Alla nostra organizzazione del clero, che esprimeva nel
vertice romano il centro del potere religioso della nostra confessione religiosa
a livello mondiale, fu posta l'alternativa di sottomettersi al nuovo
ordine o di perire come centro di potere autonomo con rilevanza pari a quella
di uno stato. Essa storicamente non accettò l'alternativa e intraprese una fase
marcatamente conflittuale che, iniziata con la guerra tra il Regno d'Italia, la
monarchia sabauda, e lo Stato pontificio
nel settembre del 1870 si
concluse nel febbraio del 1929 con quello che formalmente era un nuovo concordato, ma in realtà era un atto di
sottomissione al regime populista fascista che garantiva l'autonomia, ma solo
in campo internazionale, del vertice romano della nostra confessione religiosa,
che si definisce come Santa Sede,
comprendente il Papato e le organizzazioni che lo affiancano nel governo
religioso mondiale, rappresentato dal ripristino di un simulacro di sovranità
territoriale, in un quartiere romano. Questa che in Italia sostanzialmente fu
una ritirata dei sovrani religiosi,
conclusa con quei patti del '29 che possono essere definiti per la
parte papale un vero e proprio compromesso,
in tutti in sensi in cui questo termine può essere inteso, fu accompagnata dal
rigoglioso sviluppo dell'azione sociale e politica dei fedeli laici, che, dalla
fine dell'Ottocento, si ricomprende nel concetto di cattolicesimo democratico e
che ha avuto un ruolo rilevantissimo nella costruzione della nuova Europa
contemporanea. Esso, almeno fino alla caduta del regime fascista, in Italia fu
visto, in linea con la precedente tradizione ultramillenaria come sovversione (in particolare nell'Ottocento dopo la fine
dello Stato pontificio e durante il regime fascista) e come eresia (con particolare forza nel Novecento,
fino alla metà degli anni '40: ad esempio il fondatore del movimento
democratico-cristiano, Romolo Murri, venne scomunicato). Nel conflitto
ideologico e armato contro il regime fascista il movimento
democratico-cristiano ebbe effettivamente carattere rivoluzionario e fu
l'artefice, con altre forze politiche e sociali, del nuovo regime di democrazia
popolare che tuttora domina l'Italia. Questo movimento essenzialmente laicale,
con il suo ruolo determinante nel definire i principi della nuova Costituzione
repubblicana, liberò il vertice
romano della nostra religione dai vincoli antireligiosi imposti dal fascismo,
pur mantenendogli lo spazio di autonomia garantito da quegli accordi: in
particolare, il concordato concluso con il Regno d'Italia
egemonizzato dal Mussolini venne mantenuto in vigore ma interpretato secondo i
nuovi principi costituzionali. Alla Santa Sede non fu imposto di sottomettersi al nuovo ordine ed essa fu in gran parte
riscattata dal generale discredito sociale e internazionale in cui la
compromissione con il fascismo l'aveva gettata. In realtà venne concluso, sotto
l'egida del politico democristiano Alcide De Gasperi (1881-1954), una specie di
armistizio politico, per cui la Santa
Sede, a fronte di ciò che era stato ottenuto in Italia per il lavoro dei cattolico-democratici, accettava
di farsi agente di mobilitazione di massa a favore della nuova democrazia di
popolo, ciò che essa accettò di fare essenzialmente in funzione anti-comunista.
Il riconoscimento vero della democrazia di popolo, su basi egualitarie, giunse
molto, molto più tardi dalla Santa Sede, sostanzialmente solo nel 1991, con
l'enciclica Centesimus Annus del papa Giovanni Paolo 2°, quando la Santa
Sede, di fronte al crollo improvviso dell'impero sovietico, che era stato fino
a quel momento la fonte principale delle sue paure contemporanee, si trovò a
fronteggiare il conseguente vuoto di potere politico che ne derivò e, sulla
base dell'ormai lunga esperienza dell'Europa occidentale, si decise a
consigliare il regime democratico come quello preferibile, chiudendo la fase
della proclamazione di indifferenza verso i regimi politici con
i quali non era riuscita a concludere specifici accordi, che significava di
contro l'accettazione di qualsiasi regime politico con cui quegli accordi
riusciva a concludere. La progressiva accettazione della democrazia politica
non fu senza conseguenze per la dottrina della fede. Concezioni democratiche
senz'altro rifluirono in quelle religiose, benché formalmente
rigettate. Si cominciò a distinguere nell'ordinamento religioso ciò che aveva
basi soprannaturali e ciò che derivava dagli sviluppi storici e dalle
particolari concezioni dei tempi in cui l'organizzazione religiosa si era
formata. Si riconobbe esplicitamente un principio che era stato fonte di
accanite controversie nel Cinquecento, vale a dire che la Chiesa deve essere sempre riformata, nel senso che permanendo un
nucleo essenziale che si fonda su basi soprannaturali, vi sono molti elementi
che sono suscettibili di modifica secondo le esigenze e le capacità di azione e
di comprensione dei vari tempi storici. Ciò fu alla base della spettacolare
ammissione di colpe proclamata sotto la guida del papa Giovanni Paolo 2° nella
solenne liturgia celebrata il 12 marzo del 2000 a Roma nella cosiddetta Giornata del Perdono (in realtà: della richiesta di perdono), durante il Grande
Giubileo dell'Anno 2000, preceduta da un autorevole parere della Commissione Teologica Internazionale che
pose fine alle numerose obiezioni che, tra i nostri capi religiosi, erano state
mosse a simile iniziativa.
Dunque in religione si è presa coscienza che la Chiesa deve sempre essere riformata, come emerge esplicitamente
anche nella recente esortazione apostolica del nostro vescovo e padre
universale, Francesco. Ma si è presa anche coscienza che, in realtà, la nostra collettività religiosa, sulla base del movimento
cattolico-democratico, ha prodotto un significativo movimento propriamente di riforma intorno agli anni '60 del
secolo scorso, processo che è attualmente
ancora in corso? E si è disposti a riflettere, e a produrre una
corrispondente teologia, su questo ruolo, senza
precedenti storici, che il laicato
della nostra confessione religiosa ha avuto in questo processo di riforma? O si
vuole seguire la linea di pensiero, sotto certi aspetti più tranquillizzante,
secondo la quale ciò che oggi appare nuovo in realtà non lo è
veramente, perché tutto era contenuto in embrione nella
teologia delle origini, eterna perché fondata interamente su basi
soprannaturali, e attendeva solo il tempo propizio per venire alla luce?
Mario Ardigò -
Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli