Uscire dalle chiese
per andare in soccorso del mondo che soffre
«…il
concilio [Il Concilio Vaticano 2° - 1962-1965] ha fatto quello che, nella storia della chiesa, fin allora non era
stato fatto: ha espresso chiaramente quale sia la vocazione del fedele laico,
precisando non tanto il fine (la santità a cui tendere, di cui è piena, in
dottrina e in fatto, la storia della chiesa), quanto la via attraverso la quale
tendervi e giugervi.
Il fine è espresso nelle parole: "Per
loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio". La via da
percorrere è indicata, con altrettanta chiarezza: "trattando le cose
temporale e ordinandole secondo Dio".
…
Paolo 6°, quasi
chiarendo l'espressione conciliare, arrivò a dire che il mondo è il luogo
teologico della santificazione dei laici. E lo disse non nel senso generico,
valido per tutta la chiesa, che è posta nel mondo, ma in senso specifico,
riferendolo ai laici.
Parlando del mondo, e cioè delle realtà
temporali, come di luogo teologico della santificazione dei laici,
evidentemente si esclude di considerare che le realtà temporali, cui il laico è
primariamente deputato, siano da vedere solo quale dimensione meramente
sociologica della sua vocazione.
Non è infatti un modo qualunque. Un modo che
nasce da un capriccio umano, quello con il quale i fedeli laici sono chiamati
ad attendere alle realtà temporali, è, invece, il modo di "ordinarle
secondo Dio".
L'espressione, nella luce di quanto s'è detto
a proposito di autonomia delle realtà terrene, significa, evidentemente
ordinarle nel rispetto della loro autonomia. Il che significa nella ricerca e
nel rispetto delle leggi con le quali il Creatore le ha poste in essere e in forza delle quali sussistono per essere
poste al servizio dell'uomo.»
[da Giuseppe Lazzati, La
Città dell'uomo - costruire, da cristiani, la città dell'uomo a misura d'uomo -
editrice AVE, 1984]
Per un fedele laico non si tratta, dunque, per
corrispondere pienamente alla propria vocazione, di uscire dalle chiese, che non sono il suo ambiente abituale e in cui
entra di quando in quando per partecipare alle attività liturgiche,
sacramentali e di iniziazione/approfondimento dottrinale, ma di capire i principi secondo i quali ordinare
il mondo in cui vive per fare in modo che corrispondano a quel fine di
"santificazione" che è detto nell'espressione "cercare il Regno
di Dio". Quindi
sostanzialmente, di cercare di ricomporre in sé medesimo la divisione che tendenzialmente sempre c'è tra i criteri che dirigono la sua azione
quando opera nei vari e complessi meccanismi
sociali che procurano alle società in cui vive ciò che loro necessitano e i
criteri evangelici. Deve quindi sviluppare, secondo la sua particolare
vocazione, quella speciale competenza
nel trattare delle cose del mondo da persone di fede che i nostri capi
religiosi si aspettano da lui e che, spesso, non c'è o non c'è abbastanza.
Bisogna in tal modo operare perché la distinzione tra le cose religiose e
quelle del mondo, profane, che ha
consentito il sorgere delle democrazie popolari contemporanee basate sul
principio di laicità delle istituzioni pubbliche, non diventi separazione, per cui collettività
animate da santi principi e devote
in campo liturgico e sacramentale accettino, al di fuori degli spazi liturgici
e sacramentali, di porsi al servizio di un mondo che, per ingiustizia in senso
religioso, vale a dire per non riconoscere ad ogni persona umana la dignità che
religiosamente le riteniamo propria, genera sofferenza. Rinnovare il mondo non è però lavoro che possa farsi organizzati in
una Chiesa che esce e procede
quartieri della nostra città come un
esercito schierato. Esso è invece compito di laici che agiscono, ideando e
sperimentando, insieme ad altre persone animate da buone intenzioni anche se
non religiose o ispirate da altre concezioni religiose, nelle democrazie del
nostro tempo, che sono organizzate con criteri pluralistici.
Questo pluralismo
delle società contemporanee
costituisce talvolta ancora un problema nelle concezioni teologiche che
ispirano le pronunce del nostro magistero. Noi laici, nel dialogo affettuoso e
rispettoso, possiamo forse fare qualcosa per superare questa condizione che è
indubbiamente di insufficiente comprensione della realtà in cui ci è dato di
vivere e delle sue opportunità anche dal punto di vista religioso.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, VAlli