mercoledì 31 ottobre 2012

Riunione del gruppo di A.C. del 30 ottobre 2012

Riunione del gruppo di A.C. del 30 ottobre 2012

 L.D. ci ha esposto le sue riflessioni sul Vangelo di domenica prossima (Mc 12,28b-34) centrato sul comandamento dell’amore. Lo ha fatto utilizzando uno dei suoi cartelloni, che dal 1998 prepara ogni domenica (da allora ne ha fatti circa 600), in cui i brani evangelici sono proposti evidenziando in diversi colori e con diversi caratteri le parole che propongono gli insegnamenti religiosi, per richiamare meglio l’attenzione dei lettori su ogni loro parte e non perdere nulla di ciò che viene letto.
 Dopo l’esame del passo evangelico, ci ha letto questo suo scritto:
************************** di L.D.*******************************
 Da quanto abbiamo letto e analizzato, si può affermare che nel cuore di Gesù ci sono due grandi amori: l’amore di Dio suo Padre e l’amore degli uomini, che vuol fare fratelli.
 Questi due amori non possono essere separati l’uno dall’altro, perché non possiamo far piacere a Dio se non amiamo gli uomini che Lui –nostro Padre e Padre di tutti – ama come suoi figli.
 Quando Gesù ci parla del primo comandamento e del secondo che gli è simile, ci dice che bisogna amare come lui ama.
 Gesù, nell’elogiare lo scriba, afferma che tutto ciò non è sufficiente, perché il Regno di Dio è Gesù stesso e se non si abbandona tutto per seguirlo, il Regno resta inaccessibile.
 Appena morta Lucia, un amico mi ha mandato questo racconto:
Esso parla di due uomini, ricoverati nella stessa stanza dell’ospedale, che impararono a condividere insieme le ore, i pensieri, la vita. Uno dei due poteva anche mettersi seduto per un’ora al giorno, mentre l’altro  era costretto a rimanere sempre steso. Il primo aveva il suo letto vicino alla finestra, così ogni volta che si metteva seduto passava il tempo a raccontare al so compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori della finestra.
 L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
 La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto pieno di anatre e i cigni che giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barchette di carta. Giovani innamorati camminavano abbracciati, tra fiori di ogni colore, e c’era una bella vista della città in lontananza.
 Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.
 Passarono i giorni e le settimane.
 Un mattino l’infermiera di turno trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno,
 L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
 Non appena gli sembrò opportuno, l’altro uomo chiamò chiese di spostarsi nel letto vicino alla finestra: sognava infatti di poter vedere anche lui direttamente tutto quello che l’amico gli descriveva.
 Quindi, lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò e si voltò per guardare fuori dalla finestra vicino al letto.
 Ma rimase stupito nel vedere che essa si affacciava su un muro bianco.
 L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico, che era morto, a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.
 L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
“Forse, voleva farle coraggio…”, concluse.
 Lucia è morta da un anno e questo racconto me lo porto dentro con tanta commozione.
 Penso che racconti il segreto dell’amore che ci dà forza quando noi la doniamo agli altri, che ci dà felicità quando vogliamo dare felicità agli latri.
 Da quanto abbiamo letto, centellinato parola per parola, identificati scene e simboli, il Cristiano è colui che mette l’altro al primo posto, che non vede solo il suo piccolo o grande disagio, la sua piccola o grande sofferenza, ma anche quella degli altri.
 Così, facendosi attento e solidale, spezza il circolo vizioso dell’egoismo e sana anche le proprie ferite.
L.D. – A.C. San Clemente papa
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 L’assistente ecclesiastico ci ha poi proposto le sue riflessioni sul medesimo brano evangelico.
**********************************Ass.eccl.*************************************
 C’è un legame tra la prima lettura, tratta dal Deuteronomio, e il brano evangelico. In entrambe risuona l’appello “Ascolta, Israele!. Ascoltare è importante, spesso le nostre preghiere sono piene di chiacchiere.
 Si ascolta chi parla se si pensa che abbia qualcosa di importante da dire. Se si crede di sapere tutto, non si sente la necessità di ascoltare. Se Dio parla, dobbiamo ascoltarlo. Nella preghiera recitiamo “sia fatta la tua volontà”, ma come facciamo a conoscere la sua  volontà se non lo ascoltiamo?
 Allo scriba che lo interroga, Gesù ricorda la preghiera che gli ebrei fanno ogni giorno, che inizia con “Ascolta Israele!”. Ascoltano le parole di Dio devono entrare in noi, non rimanere all’esterno e produrre comportamenti solo esteriori. In altri passi evangelici si ricorda che veniva rimproverato ai discepoli di Gesù di non digiunare e Gesù dice che non era quello il momento di digiunare, mentre lui era tra loro; vale a dire che collega l’atto esteriore del digiuno a una interiorità, che in quel tempo, in cui Gesù annunciava la buona notizia dell’avvento del suo Regno, doveva esprimersi nella gioia.  Solo in Gesù infatti trovavano, e trovano, pieno  compimento le sue parole.
 Nella prima lettura e nel Vangelo viene ricordato il comandamento di amare Dio con tutta la mente e con  tutto  il cuore. Dio deve venire al primo posto, non, ad esempio, dopo il coniuge, dopo i figli o dopo i nipoti. Possiamo veramente amare gli atri, compresi i nostri cari, solo se siamo capaci di quell’amore per Dio.
 In questa riunione ci occupiamo anche dei temi del Concilio Vaticano 2°: in quell’occasione anche l’autorità ecclesiale venne collegata all’amore e concepita con e servizio ai fratelli  e custodia della verità.
 Uno dei documenti di quel concilio si intitola Lumen Gentium, Luce delle Genti. Possiamo essere luce per gli altri solo se la parola di Dio si fa carne in noi. E’ così che possiamo arrivare anche ad amare i nostri nemici, chi ci fa del male. Questo è un amore soprannaturale al quale possiamo arrivare se crediamo con lo Spirito di Cristo. Perché il cristiano deve essere di più che una buona persona. Non occorre essere cristiani per esserlo. Occorre seguire il comandamento dell’amore cristiano, che significa molto di più.
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C.F. ci ha quindi parlato di sue esperienze di vita, anche all’estero, in particolare in Svezia , dove ha studiato, e in Albania, legate alla nuova realtà ecclesiale dopo il Concilio Vaticano 2°.
 Di seguito ho trattato del tema della uguale dignità ecclesiale dei fedeli proclamata, sulla base per altro della dottrina della Tradizione, in quel concilio, in particolare nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.