lunedì 1 ottobre 2012

Libertà e democrazia come esperienze collettive di elevazione delle moltitudini all piena cittadinanza. Esse contrastano con la nostra esperienza religiosa?

Libertà e democrazia come esperienze collettive di elevazione delle moltitudini all piena cittadinanza. Esse contrastano con la nostra esperienza religiosa?


  Da Strada verso la libertà di Paolo Giuntella, Paoline Editoriale Libri, 2004, a pag.36 (ancora disponibile in commercio ad € 12,00) :
“…presentare  una verità che  vi farà liberi  come una religione repressiva è quanto di meno evangelico si possa immaginare. I tarli dell’integralismo e della mentalità normativa possono ridurre il Vangelo in polvere. No. Tutto al contrario di quello che dicono i detrattori, il cristianesimo è una grande esperienza di liberazione interiore. Le Beatitudini sono scritte in positivo, indicano un modello, una strada: ‘Beati…’. Un’esclamazione di gioia, una speranza. Il comandamento cardine del Nuovo Testamento, l’amore, indica la forza d’amare, non la forza di non fare. A me piace usare l’espressione di Martin Luther King, la forza d’amare  (che è poi una delle possibilità di tradurre il vocabolo indiano non violenza; l’altra è la forza della verità), proprio perché c’è una proiezione dell’amore in fare, in azione, in forza, appunto, e non in sdolcinatezza, in sentimentalismo. Dunque amore come energia creativa, come forza della creatività, come costruire, tessere, unire: una coppia di innamorati, un gruppo di persone (una comunità), un popolo, il genere umano”.
  Quando, in occasione di incontri religiosi, si affronta il tema della libertà, molte volte si comincia con l'elencarne i danni, si prosegue con il fissarne limiti precisi e si conclude che la vera libertà sta nel decidere liberamente di obbedire. Non è così? Questa impostazione crea qualche problema nel trattare dell’esperienza religiosa nelle società ordinate come democrazie di popolo e, in particolare, per stabilire se democrazia e religione possano andare d’accordo. Un argomento in contrario viene tratto dal fatto che, pur se oggi riconosce che la democrazia è il regime politico preferibile per la società civile, la nostra Chiesa al suo interno non è  ordinata democraticamente e non vuole esserlo.
 La libertà di tutti, dei popoli interi, è uno degli aneliti fondamentali delle democrazie moderne e, in particolare, delle democrazie di popolo contemporanee, che si propongono di elevare alla piena cittadinanza le masse, senza distinzione tra le persone che le compongono.
 E’ scritto nell’art.3, 2° comma,  della nostra Costituzione, legge fondamentale della Repubblica italiana:
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione  politica, economica e sociale del Paese”.
 In questa norma è chiaramente espresso l’impegno democratico, che in Italia è un obbligo di legge per tutti, di elevazione delle moltitudini alla piena cittadinanza, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, che è come dire alla sovranità comune. Un bel rovesciamento di prospettiva rispetto, ad esempio, alla condizione degli ultimi nelle monarchie feudali, nelle quali il potere emanava dall’alto, e poi veniva, come dire, delegato in parte a persone inserite in diverse posizioni decrescenti di una scala gerarchica in cui, più in basso di tutti, c’erano moltitudini fatte di chi non contava nulla ed era semplicemente dominato da quelli che stavano sopra!
 In una preghiera di origine evangelica che recitiamo ogni giorno nella liturgia delle Ore, ai Vespri, il Magnificat, c’è qualcosa che richiama quell’idea. In greco fa kazèilen dinàsta apò trònon/ kài ùpsosen tapinùs, che viene tradotto nella Bibbia CEI 2010 con ha rovesciato i potenti dai troni/ha innalzato gli umili. La diversità di questa concezione rispetto a quella democratica sta nel fatto che in quella biblica il risultato è soprannaturale mentre nell’altra è prodotto da un’azione collettiva e consapevole, da una rivoluzione, dal basso. Rivoluzione ha significato spesso violenza tra le persone e per questo motivo la Chiesa cattolica, tanto più in quanto storicamente, fin dalla rivoluzione francese della fine del Settecento, ha fatto le spese di simili moti, ha posto un’obiezione morale contro di essa. E tuttavia in un ordinamento democratico contemporaneo certi cambiamenti, certe riforme anche radicali, possono essere attuati senza violenza, anzi questa è una delle caratteristica salienti dei regimi politici di questo tipo. Ciò avviene perché, nella concezione contemporanea, la democrazia integra in sé anche un sistema molto esteso di valori, che viene definito come quello dei diritti umani: non è fatta solo della regola per la quale decide la  maggioranza. Molte cose sono infatti sottratte all’arbitrio delle maggioranze. Ad esempio il principio supremo dell’uguaglianza tra le persone umane. Ed è proprio per questo che ai tempi nostri l’azione democratica costituisce un’opportunità importante anche per chi abbia una concezione religiosa della vita e, in base ad essa, ritenga che le società umane di oggi possano essere migliorate. Uno dei più importanti auspici che troviamo nella dottrina sociale della Chiesa espressa dal Concilio Vaticano 2° in poi è quello che i laici cattolici, cooperando con altre formazioni nella società civile, riescano a introdurre nei principi fondamentali degli ordinamenti democratici valori tratti dalle idee religiose, mediati, quindi, come dire, tradotti in modo che possano essere compresi e accolti anche al di fuori della Chiesa, con l’impiego del discorso razionale e della cultura nel dialogo con le altre componenti della società. Per riunire intorno ad essa le forze sociali, i popoli e, al limite, l’intero genere umano, come scrisse Giuntella. Questo  lavoro è centrale in Azione Cattolica. Esso non è altro che l’espressione della missione della Chiesa nel mondo, tra le genti.

 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.