Vento d’Africa
Sono ormai quasi venti giorni che nel nostro quartiere, come in tutta Roma e in gran parte d’Italia, spira il vento dell’Africa. Sulle automobili si deposita la sabbia del deserto, del Sahara. E’ un po’ più faticoso vivere, soprattutto per i più anziani e per chi ha qualche problema di salute. Ed anche per i molti che sono accampati precariamente in rifugi di fortuna lungo le sponde del fiume Aniene, negli stessi luoghi dove nel Dopoguerra bivaccarono gli sfollati e poi tanti Meridionali venuti in cerca di lavoro, fino a quando, verso la metà degli anni ’70, si riuscì a trovare ai più un’altra sistemazione.
A confronto con certi posti dell’Africa più prossima a noi e del Vicino Oriente, l’Italia può apparire un posto paradisiaco. Guardo, ad esempio, le foto di Gerusalemme e dintorni, la città che benediciamo nelle nostre preghiere, e non riesco veramente ad amarla. Sta in un luogo arido, con scarsa vegetazione. Da noi è molto diverso, le piante crescono rigogliose dappertutto. Ad esempio nel nostro pratone, il grande parco tra il fiume e via Conca d’Oro che l’azione civica del nostro quartiere è riuscita a preservare dall’edificazione. Ma anche altrove, lungo le strade, appena l’asfalto è rotto e c’è un minimo di spazio. Ciuffi di verde sbucano dai binari della Stazione Termini e lungo le rotaie del tram.
Quand’ero ragazzo faceva meno caldo d’estate? Le statistiche meteorologiche dicono di no. Eppure da cinquantenne mi pare di sì.
Tanti anni fa c’erano tanti bambini in giro per il quartiere a giocare, ora non più. Da bambino vivevo intensamente nel quartiere, ma non sentivo la fatica di vivere. O forse non ci facevo caso, preso com’ero in quello stavo facendo con gli altri. C’erano molte meno automobili e si cominciava ad andare in giro da soli da molto piccoli. Oggi è diverso.
Non si va in giro volentieri tra i nostri palazzoni quando fa più caldo. Vedo più gente la sera. Ma, a parte la parrocchia, non ci sono punti di aggregazione, bisogna andare in centro per trovarli. Chiusi i negozi, la vita sociale declina. E al confine del quartiere iniziano i sordidi traffici della prostituzione, gente che travaglia se stessa e gli altri in una dimensione infera che appare incontenibile.
Camminare è più piacevole la mattina presto, col fresco, quando mi muovo per andare in ufficio, prima di molti altri. Sembra che il nuovo giorno doni un mondo rigenerato, assecondando i propri buoni propositi.
E chi ricorda la tanta neve dello scorso febbraio?
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli