mercoledì 1 febbraio 2012

Dal presidente: incontro del 31-1-12

Dal presidente

Gruppo AC: l’incontro di martedì 31 gennaio

 Gran freddo e influenza in giro. Ma eravamo in tanti all’incontro settimanale dell’AC di San Clemente. Si parte con la lettura della parola di Dio di domenica prossima. In molti ci siamo ritrovati nelle parole di Giobbe (Gb 7,1-4.6-7). Angelo ha sottolineato la verità di quelle parole di Giobbe nella sua esperienza della malattia: «La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba». Antonietta ha raccontato il Giobbe di Joseph Roth. E Virginia ha colto nelle parole del Vangelo di Marco (Mc 1,29-39) una sorta di risposta all’angoscia di Giobbe: «La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva».
 Don Jim ci rilancia l’affermazione di Paolo (1Cor 9-16.22-23): «Guai a me se non annuncio il Vangelo!». Il libro che Mario ci propone oggi è “Il brutto anatroccolo – Il laicato cattolico italiano” di Fulvio De Giorgi. E’ l’occasione di ripercorrere la storia dei laici cattolici dopo il Concilio, le tentazioni ricorrenti del tradizionalismo o del clericalismo, l’esigenza di aprirsi al mondo (“Non si avvicinano i lontani e si allontanano i vicini. Le parrocchie non solo si svuotano ma, quel che è peggio, si chiudono in se stesse con linguaggi incomprensibili, con incrostazioni da microfisica del potere”).
 Passiamo poi a fare memoria di Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica e storico socio dell’AC, morto la notte tra sabato e domenica scorsi. Scorrono le immagini della videointervista di Chiara a Scalfaro del 2001 e le parole del Presidente all’incontro nazionale dei giovani di AC nel 1997: «Mi fu chiesto un giorno da una persona autorevole – ero ai primi mesi di questa mia responsabilità – “Perché lei porta quel distintivo dell’Azione Cattolica?”. Io ho risposto “Lo porto perché vi entrai a 11 anni e lì, mentre c’era la dittatura, mi hanno insegnato cos’è la libertà. E mi hanno insegnato che prima si lotta e si paga per la libertà degli altri e poi per la propria”».