Un servizio appassionato per la Chiesa e per il Paese
Nel corso della sua 14° Assemblea nazione, tenutasi a Roma dal 6 all’8 maggio 2011, l’Azione Cattolica ha definito la progettazione della vita associativa per il triennio 2011-2014 in un Documento Assembleare di cui può essere scaricato copia in formato “pdf” all’indirizzo WEB
< http://assemblea.azionecattolica.it/sites/default/files/allegati/DocumentoAssembleare20110521.pdf >.
Al n.I.3 -L’Azione Cattolica per il bene comune- si legge:
“L’Azione Cattolica ha come fine la formazione di laici credenti che, radicati in una forte vita spirituale, considerino essenziale la partecipazione consapevole e il pieno coinvolgimento nella vita del mondo e delle città. Ai laici di AC sono chiesti passione, competenza, interesse, impegno per l’edificazione concreta del bene comune insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nella comunità cristiana l’AC si impegna affinché la Dottrina sociale della Chiesa cattolica sia incarnata in prassi ed esperienze di valore pastorale e culturale. La testimonianza della propria fede può e deve assumere, in AC, un’indispensabile dimensione pubblica, anche considerando sempre più la formazione al sociale e al bene comune come parte essenziale dei cammini ordinari. In questo modo l’associazione potrà accogliere i ripetuti appelli di Benedetto XVI e dei vescovi italiani per una ‘nuova generazione di laici impegnati’ in tutti i settori della vita sociale, dalla politica alla cultura, dall’economia alle scienze”.
Nel libretto Un passo oltre – Sogni Desideri Progetti – Percorso formativo per gruppi di adulti, AVE editrice, 2011, pagine 189, nel quale si forniscono consigli per il lavoro collettivo nei gruppi, si riassumono in questi punti gli elementi essenziali di metodo da tenere presenti:
“-il riferimento essenziale alla Parola di Dio (‘lectio divina’ per pregare, studio personale della Bibbia e lettura continua di qualche libro sacro);
-la preghiera personale e liturgica, che permette di fondare nell’ascolto e nel rapporto con il Signore le relazioni con gli altri; essa va a integrarsi con la preghiera comunitaria condivisa attraverso la partecipazione alla vita liturgica;
-l’attenzione alla propria vita e alla realtà nel suo insieme;
-la coscienza di appartenere alla Chiesa delineata dal Concilio ecumenico Vaticano II;
-la consapevolezza di far parte di una comunità civile che trova i suoi riferimenti nei principi fondamentali della Costituzione Italiana” (pag.14-15).
Si tratta di attività che devono sfociare in un confronto comunitario, che può essere attuato nel gruppo di Azione Cattolica:
“Il gruppo è uno spazio in cui si sperimenta la dimensione comunitaria della fede: la fede cristiana è personale, ma non individuale e soggettiva; si rimane fedeli a Cristo solo se inseriti in modo vitale nella comunità ecclesiale” (pag.13).
Non si tratta solo di presentare le proprie opinioni. Occorre praticare il metodo del “discernimento comunitario”. In particolare, nel prendere in considerazione i temi e gli eventi della vita nei quali i fedeli laici hanno responsabilità primaria, perché attengono specificamente all’ordine temporale, ci si confronta con gli altri e, insieme agli altri, si valutano le questioni oggetto di riflessione, la verità dei fatti storici implicati, i principi di fede da considerare, desunti dalla Bibbia e dalla fede della Chiesa, i profili morali e, alla fine, accettando anche di mettere in discussione le convinzioni precedentemente raggiunte, si cerca di giungere a decisioni condivise.
“Il discernimento…tende a tre obiettivi complementari:
-la verità od obiettività nel ‘leggere’ un avvenimento,
un problema;
-la correttezza nel valutarlo;
-l’efficacia nel prendere decisioni” (pag.15).
Alla fine occorre, in ciò che compete ai fedeli laici, cercare di giungere a una fase volitiva ed esecutiva: occorrerà fare delle scelte:
“Il momento decisionale (fase volitiva): emergono i passi percorribili, in fedeltà ai principi e al bene dei soggetti coinvolti.
Il momento esecutivo (fase operativa): è la realizzazione delle scelte operate da parte dei soggetti coinvolti, secondo le strategie individuate” (pag.16).
Tutte queste attività non hanno un esito predeterminato. Non si tratta infatti di aderire a decisioni già prese da altri. E’ un lavoro di autoformazione. Esaminando con diligenza ogni problema si cercherà di raggiungere, nel dialogo condotto con metodo democratico, a delle conclusioni, che prima dello sviluppo della riflessione comunitaria non si può sapere quali saranno. Il risultato non è, insomma scontato, e non è detto che si riesca a raggiungere conclusioni pienamente condivise da tutti. Ciascun partecipante al lavoro porterà argomenti, secondo la propria capacità e competenza e metterà in discussione, nel dialogo libero e democratico, le conclusioni personalmente raggiunte, si sentiranno pareri di persone competenti, ci si avvarrà del consiglio dei sacerdoti, in particolare dell’assistente del gruppo, si terrà conto del Magistero e della fede come consolidata nella Chiesa, e si cercherà sinceramente di raggiungere decisioni comuni. Sui temi più strettamente operativi, concernenti il che fare come gruppo, il metodo democratico consentirà comunque di adottare delle scelte collettive.
E’ un programma che è facile da esporre ma che può presentare difficoltà nella sua realizzazione pratica. Confrontarsi con gli altri può non essere facile. D’altra parte l’Azione Cattolica è per tutti ma non richiede che la si pensi tutti nello stesso modo. Il dialogo con gli altri è un esercizio di laicità. Le decisioni conseguenti possono trovare attuazione in attività associative, ma prevalentemente esse saranno espresse da ciascuno nella propria vita quotidiana, nella società civile, nel lavoro, nella famiglia, in tutte le altre attività in cui il fedele laico è impegnato e i cui può esercitare la sua specifica missione.
Mario Ardigò – AC San Clemente Papa – Roma Montesacro Valli