Oscar Luigi Scalfaro e la laicità delle istituzioni pubbliche
Se ci fate caso, nel guardare le foto e le immagini televisive di Oscar Luigi Scalfaro, vedrete che quasi sempre Scalfaro portava all'occhiello della giacca una "spilletta": era il distintivo dell'Azione Cattolica. Per statuto questa organizzazione, alla quale anch'io aderisco, ha una connotazione ecclesiale particolarmente intensa. Difficile pensare che, come taluno ha sostenuto dopo la sua morte, in Scalfaro il suo essere uomo di Stato abbia prevalso sul suo essere cattolico. Ma é senz'altro vero che, da cattolico democratico, ebbe un senso dello Stato molto marcato. Tanto che quando gli fu chiesto che cosa avrebbe dovuto fare un cattolico che rivestiva un ruolo istituzionale, nella specie un magistrato, se, per legge, gli fosse stato imposto di prendere una decisione contraria a principi fondamentali della propria coscienza, rispose che in quel caso, in un regime democratico, il cattolico non avrebbe avuto altra scelta che dimettersi dalla funzione pubblica. Tale fu anche l'orientamento espresso da De Gasperi quando gli fu chiesto se, come uomo di Stato, avrebbe obbedito a un ordine diretto del papa contrario alla sua coscienza. In sostanza, in questa concezione, i principi di fede dovevano prevalere nella coscienza, ma ciò non poteva mai giustificare, in un regime democratico, la strumentalizzazione di una funzione pubblica e la violazione di legge. Essa è espressione del principio della laicità delle istituzioni pubbliche civili. Si tratta di una conquista culturale che si é imposta con un certo travaglio tra i cattolici italiani, in particolare per la pervicace azione del movimento del cattolicesimo democratico, dagli inizi del Novecento. In passato la questione si era presentata in altri termini, per definire i rapporti tra i papi, che pretendevano di dettar legge anche in materia civile, e gli altri monarchi, che pretendevano di dettar legge anche in materia religiosa. In democrazia entrò in questione la libertà di coscienza di tutti i fedeli, per la quale assunse un diverso rilievo l'antico principio di distinzione tra l'esercizio delle funzioni pubbliche e quello dell'autorità religiosa (dare a Cesare quel che é di Cesare) che si trasformò nel principio di laicità, che é tra quelli fondamentali degli stati di democrazia avanzata contemporanei e della stessa Unione Europea.
Ancora oggi, al di fuori del mondo cattolico, non è sempre compresa la convinta adesione dei cattolici democratici al principio di laicità. Questo per varie ragioni. Vi è l'influsso della polemica risorgimentale anticlericale. Il sospetto, marxista, che dietro la religione si nasconda un imbroglio antipopolare. C'è poi il problema degli orientamenti espressi dalla gerarchia cattolica che, in passato (qualche volta ancora ai nostri giorni), sono andati in altra direzione, pur dopo l'accettazione formale del principio della libertà di coscienza (che risale agli scorsi anni Sessanta, mentre la preferenza per regimi politici democratici risale al 1944). C'è poi lo spettacolo di un certo clericalismo, che é endemico in Italia.
Certo, negli anni Settanta non mi sarei mai aspettato che Scalfaro avrebbe riscosso tra i progressisti i consensi di questi ultimi anni. In definitiva egli non mutò mai i suoi orientamenti nel corso della sua vita. Probabilmente si é prodotta, nel mondo "laico", una migliore capacità di intendere la "questione cattolica". Questo potrebbe tornare utile quando nell'agenda politica torneranno d'attualità certo temi, sui quali i cattolici democratici rivendicheranno libertà di coscienza.
Mario Ardigò - AC San Clemente Papa - Roma, Montesacro, Valli